Successione del titolo di duca di San Donato e Policastrello, barone di Càlvera,

dalla famiglia Sanseverino ai Lupis

 

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I Sanseverino sono una delle casate storiche italiane più illustri, la prima delle sette grandi Case del Regno di Napoli, che arrivò a dominare su 300 feudi, 40 contee, 9 marchesati, 12 ducati e 10 principati distribuiti soprattutto tra Calabria, Campania, Lucania e Puglia. Fra i suoi membri si annoverano cardinali, viceré, marescialli e condottieri.

E’ fondata opinione degli storici che la Casa Sanseverino ebbe nel Regno di Napoli dignità e ruolo poco meno che sovrano.

Nel 1374, per effetto del matrimonio di Margherita di Sangineto con Venceslao Sanseverino conte di Chiaromonte e Tricarico, il feudo di San Donato in Calabria passò ai Sanseverino di Bisignano. Verso il 1510 poi, Bernardino Sanseverino, Principe di Bisignano, concede la terra di San Donato e Policastrello in feudo baronale a un cadetto della sua casa, Francesco Sanseverino barone di Càlvera in Basilicata, che dà inizio così al ramo dei Sanseverino baroni di San Donato. Nel 1602 Filippo III di Spagna elevò l'antica baronia in ducato nella persona di don Scipione "junior" Sanseverino, dei baroni di Càlvera, creandolo primo duca di San Donato (vedi nota 3 ).

  « E' un periodo di grave malcontento per i sandonatesi, che in concomitanza e in conseguenza dei fatti successi nella capitale del Regno nel 1647, tumultuarono contro il loro signore, al quale tolsero ogni rispetto ed obbedienza "mettendo fuoco ai suoi magazzini di grano, ammazzandogli tutte le mandrie dei vari animali, facendo prigioniera la Duchessa, con morte di due sue femmine e del fattore e con tanti altri eccessi di crudeltà", come risulta da un dispaccio del Residente veneto a Napoli in data 6 Agosto 1647." cfr. R. Bisignani, I Sanseverino, ramo San Donato, in "Calabria Nobilissima", 1989, 42-43, 33-70. »
   

Fu il 2° Duca di San Donato l’11 dicembre 1640, 5° barone di Policastrello e 1° barone di Roggiano e Patrizio Napoletano.

Questa linea della grande casata principesca reggerà il feudo fino al 1654, anno in cui muore l'unica figlia femmina sopravvissuta, l'ultima duchessa di San Donato, la piccola Annuccia di appena 9 anni e il feudo viene incamerato dalla Reale corte di Napoli. Messo in vendita all'asta, il feudo sarà aggiudicato alla famiglia Ametrano di Napoli nel 1664, che la terranno fino alla fine della feudalità nel Regno delle Due Sicilie (1806) quando a loro volta si estingueranno nella famiglia Sambiase. Ma questa  linea di successione, originata dalla concessione ex novo del titolo di San Donato a seguito dell'acquisto del feudo da parte della famiglia Amitrano-Sambiase, si è estinta completamente con la morte senza figli dell'ultimo esponente, don Ladislao Sambiase, duca di Malvito e principe di Bonifati, nato a Napoli il 14 febbraio 1881 e succeduto al fratello Paolo (+ 7 feb. 1929), che non ebbe figli dalla moglie Margherita Nardi (cfr. Libro d'oro della Nobiltà Italiana, ediz. XX, vol. XXII, 1990-1994, pag. 538), motivo per cui tutti i titoli dei Sanseverino di Càlvera e San Donato sono ritornati alla discendenza del cugino più prossimo in grado dell'ultima intestataria.

 Dopo la morte dell'ultima duchessa Anna, infatti, il titolo di San Donato venne reclamato dal suo cugino più prossimo, Mario Sanseverino di Calvera (che rivendicava anche le baronie di Casaletto e Battaglia),  il quale si intestò quarto duca di San Donato in virtù del noto eccezionale privilegio concesso ai Sanseverino e confermato alla casata anche dall'Imperatore Carlo V nel 1520, secondo il quale in mancanza dell'erede maschio, i feudi non si dovevano mai disperdere per successione femminile, dovendo essi passare al parente maschio più vicino

"in quantumcunque remotus etiam decimo et ulteriori gradu ex quacumque linea trasversali, adscendenti seu descendenti... Et inter ipsos de cognomine de Sancto Severino progenitura et gradus servatur..."

(Infatti quando nel 1606 Il principe di Bisignano Bernardino Sanseverino muore con una unica figlia, Giulia, Luigi Sanseverino conte di Saponara, cugino di SESTO grado, viene riconosciuto erede dopo un lungo processo contro il figlio di Giulia, proprio in virtù di questo diritto unico concesso alla famiglia Sanseverino.)

 

Per questo il Mario Sanseverino di Calvera, (settavolo del marchese Marco Lupis Macedonio Palermo di Santa Margherita), si intitolò IV duca di San Donato per essere sopravvissuto all’altro ramo della linea di Calvera - estintosi con la sopracitata  Anna, (detta Annuccia) III duchessa di San Donato, figlia di Francesco, II duca di San Donato - della quale dimostrò di essere il parente maschio più prossimo.

  (vedi: "Genealogia di Ercole Sanseverino, barone di Calvera, e suoi discendenti", Napoli 1902, e "Illustrazioni dell'albero genealogico della famiglia Cianci di Leo Sanseverino", Napoli 1906 e A.V. Rivelli, Memorie Storiche della Città di Campagna, Salerno, 1894, (rist. Forni), pagg. 281-283 nota 1)

 

La sua discendenza aggiunse il cognome e i titoli di questo ramo dei Sanseverino in quanto Mario Sanseverino, con atto del 17 gennaio 1759, cedeva il diritto di trasmissione del cognome e dei titoli a tutti i discendenti dell’unica figlia femmina, Vittoria Sanseverino di Calvera e San Donato, che sposò il barone Sante di Leo, da cui l'unico figlio Francesco di Leo Sanseverino (sp. Anna Colombo), da cui l'unica figlia Chiara di Leo Sanseverino dei baroni di Calvera, che sposò il nob. cav. Alfonso Pacelli, ed ottenne il legittimo possesso di tutti i beni e i titoli paterni, da cui nacque la primogenita donna Marianna Pacelli di Leo Sanseverino, di cui si dà di seguito la discendenza.

 

Il diritto a portare il cognome Sanseverino venne ulteriormente riconosciuto ai suoi discendenti con Regio Decreto del 5 ottobre 1888

(Anche la famiglia "Cianci di Leo Sanseverino" ottenne dalla Consulta, il riconoscimento del cognome Sanseverino proprio in virtù della discendenza dal ramo dei Sanseverino di Mario Sanseverino) (vedi nota2)

Linea di successione da Mario Sanseverino                                                                           Linea di Successione  da Antonio Ametrano  

 

Marianna Pacelli di Leo Sanseverino, baronessa di Calvera,

VIII duchessa di San Donato.

Dei baroni Pacelli di Balvano (PZ) 

Arma: d'azzurro alla campagna di verde, sormontata da un bue al naurale, sormontato da tre stelle d'oro

Erede del ramo dei baroni di Calvera e duchi di San Donato della grande casa principesca dei Sanseverino, primi principi del Regno e principi di Salerno.

 

 La sua discendenza aggiunse il cognome Sanseverino in quanto la Pacelli fu discendente di Mario Sanseverino il quale, con atto del del 17 gennaio 1759 cedeva il diritto di trasmissione del cognome a tutti i discendenti dell’unica figlia femmina, Vittoria Sanseverino di Calvera e San Donato, che sposò il barone Sante di Leo, da cui Francesco di Leo Sanseverino (sp. Anna Colombo), da cui Chiara di Leo Sanseverino dei baroni di Calvera che sposò il nob. Cav. Alfonso Pacelli, ed ottenne il legittimo possesso di tutti i beni e i titoli paterni, da cui nacque la suddetta Marianna. Mario Sanseverino di Calvera si intitolò IV duca di San Donato per essere sopravvissuto all’altro ramo della linea di Calvera estintosi con Anna, III duchessa di San Donato, figlia di Francesco, II duca di San Donato.

Rivendicò inoltre le baronie di Casaletto e Battaglia, in virtù dell’istrumento del notaio Mascolo in data 25 luglio 1706, dal quale risulta che i genitori di lui, Orazio Sanseverino e Margherita dei baroni Gallotti, così come l’avo Giovan Francesco Sanseverino e la moglie Laura Grandonio, vantavano non poche ragioni su questi feudi.

Sposò il barone

Francesco Antonio del Mercato e Mandina (n. 1774 +1859)

(4˚avo del marchese don Marco Lupis Macedonio Palermo di Santa Margherita)

IV barone di Rutino e Monteforte

barone di Giungano signore de’Mattarellis

Commissario repubblicano per l’insurrezione del ’99, con compiti di coordinamento e direzione per tutto il Cilento, andò esule in Francia per sfuggire alla condanna a 10 anni di carcere duro, da cui rientrò dopo l’amnistia nel 1801. Partecipò a tutti i moti rivoluzionari del 1820, ’28 e ’48 e per questo venne incarcerato molte volte. Membro di diritto della Gran Dieta della Lucania della Carboneria, promotore della setta La Propaganda, fondatore della Giovane Italia a Salerno, governatore e giudice del circondario di Vibonati (1807), giudice di Campagna (1814) e amministratore della Real Tenuta di Persano.

 

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 Valerio del Mercato Pacelli di Leo Sanseverino di Calvera (n. 1823 +1879) (3˚avo)

IX duca di San Donato

V barone di Rutino e Monteforte

V Barone di Giungano e XIII signore de’ Mattarellis. XIV Barone di Càlvera

Ingegnere, partecipa ai moti del ’48, comandando una colonna di insorti. Condannato dai Borboni, sceglie l’esilio, prima in Toscana poi in Piemonte, da cui ritorna il 13 agosto 1860.

Sp. ad Alessandria D. Vittoria Verando

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 Antonietta del Mercato Pacelli di Leo Sanseverino di Calvera (1870-1912) (bisava)

X duchessa di San Donato

Ultima di sua famiglia

VI Baronessa di Rutino e Montefort e, VI Baronessa di Giungano, XIV signora del feudo de’ Mattarellis. Erede dei baroni Sanseverino di Calvera e duchi di San Donato

Sp. nob. don Pasquale Lebano e Celio

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 Raffaele Lebano del Mercato Pacelli di Leo Sanseverino di Calvera (1899-1970) (avo)

XI duca di San Donato

VII barone di Rutino e Monteforte, XVIII di Giungano, XVI di Calvera, XV signore de’ Mattarellis, 

IX signore della Foresta del Cilento. Avvocato e giurista (+1970)

 

I Lebano risultano ascritti tra le famiglie nobili di Lustra Cilento fin dal XVI secolo e si imparentarono con i principi di Tocco, i conti Antamoro, i Monaco-La Valletta duchi di Sasso, i principi Capece Minutolo, i principi Granito Pignatelli di Belmonte, i Pinto baroni di San Martino, i marchesi Medici del Vascello.

Il magnifico Andrea Lebano é qualificato nobile vivente nel catasto onciario di Lustra del 1765. Giovanni Lebano fu scrittore e saggista a Napoli nel 1860. Gaetano fu ufficiale alla corte borbonica, Pietro Lebano, medico, patriota e garibaldino, per sfuggire ai Borboni fuggì in India dando origine al ramo indiano della famiglia, Felice Lebano detto Felix (n. 1841) musicista, arpista, fondò e diresse la più grande orchesta di sole arpe mai esistita, dopo essersi trasferito in Uruguay. Andrea fu ambasciatore dei Borbone e ministro in Uruguay, Francesco (n. 1837), fu segretario della Real Casa di Borbone e sposò Rosa dei principi Capece Minutolo.

Sp. nob. D. Emilia Carucci Capone,

figlia dello storico del meridione nob. Prof. Carlo Carucci, dei baroni di Acernise, autore tra l’altro del Codice Diplomatico Salernitano e sorella di Monsignor Arturo Carucci, storico anch’egli, prelato d’onore di Sua Santità. I Carucci si intestarono baroni di Acernise, per avere il nob. Domenico Carucci di Olevano sul Tusciano (ottavo avo di D. Emilia Carucci) ereditato dalla moglie Caterina de Sio la quarta parte del feudo di Acernise, in territorio di Eboli, il 7 febbraio 1628, alla quale era stato concesso dal padre che l’aveva acquistato da Donato Corcione per atto del notaio del Grosso di Olevano.

Donna Emilia Carucci Capone era nipote di Sua Eminenza Monsignor Raffaele dei nobili Capone (1829-1908), direttore dei monasteri di Salerno, vescovo di Muro Lucano e assistente al soglio pontificio, a cui venne dedicato un monumento funebre nella cattedrale di Muro Lucano, e del nob. don Cristoforo Capone (1820-1899), chirurgo della Real Marina borbonica, medico personale del re Ferdinando II e chirurgo di camera di Francesco II di Borbone, che accompagnò nella fuga a Vienna la principessa Maria Immacolata di Borbone, sorella di Francesco II, moglie dell’arciduca Carlo Salvatore d’Asburgo-Lorena e seguì il sovrano nell’esilio, rimanendo a Parigi fino al 1882. Venne insignito della croce dell’Ordine Costantiniano da Ferdinando II, della commenda dell’Ordine di Francesco Giuseppe e di quella dell’Ordine di San Gregorio Magno da Papa Pio IX.

La nob. Donna Emilia Carucci Capone discende anche dalla famiglia dei baroni Denza, feudatari di Olevano sul Tusciano, per il matrimonio del suo quinto avo, il magnifico Francesco Carucci (n. 1700) con la nob. Donna Giovanna dei baroni Denza di Olevano e dalla famiglia di Torquato Tasso per il matrimonio del nob. Donato Capone con la nob. D Dianora Tasso, della famiglia del sommo poeta, avvenuto nel 1711.

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 Donna Marina Lebano Carucci del Mercato Pacelli di Leo Sanseverino

di Calvera (madre)

XII duchessa di San Donato

n. Salerno 29 settembre 1930 + Pescara 25 giugno 2003

 

VIII baronessa di Rutino e Monteforte, XIX di Giungano, XVII di Calvera, XV signora de’Mattarellis, X signora della Foresta del Cilento.

Secondo l’atto pubblico del 17 gennaio 1759 in cui Mario Sanseverino di Calvera cedeva il diritto di trasmissione del cognome all’unica figlia femmina, Vittoria Sanseverino di Calvera (sua 6˚ava), diritto confermato con Regio Decreto del 5 ott. 1888 in favore del trisavo Valerio del Mercato, ha esercitato il diritto di trasmettere ai figli cognome e titoli dei Sanseverino, baroni di Calvera e duchi di San Donato

Con la sua morte, inoltre, si estingue anche il ramo primogenito dei baroni del Mercato Sanseverino, con conseguente diritto a trasmettere ai figli anche i titoli di questo ramo dei del Mercato, baroni di Rutino e Monteforte, baroni di Giungano, signori de’ Mattarellis e della Foresta del Cilento.

 Sp. marchese ingegnere don Giovanni Lupis Macedonio Palermo

dei principi di Santa Margherita,

barone di Castania e Cuzzoghieri, duca di Grottolelle etc, di Grotteria

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duca e marchese don Marco Lupis Macedonio Palermo dei principi di Santa Margherita de Luna d’Aragona Sanseverino di Càlvera e San Donato

n. a Roma 10 agosto 1960

XIII duca di San Donato e Policastrello

7˚ duca di Grottolelle, 14˚ marchese di Tortora, 11˚ marchese di Ruggiano, 10˚ marchese di Oliveto, 8˚ marchese di Capriglia, marchese di Villa, Conte Palatino, 20˚ barone di Giungano, 18˚ barone di Calvera, 13˚ barone di Poligori, 12˚ barone di Castania e Cuzzoghieri, 9˚ barone di Rutino e Monteforte, barone di Bisaccia, barone della Corrija di Badolato, barone di Amato, 16˚ signore de’ Mattarellis, 11˚ signore della Foresta del Cilento, 11˚ signore dell’isola di Nisida, signore feudale di Grotteria con Siderno, Martone, San Giovanni e terre annesse, e di meta’ del feudo di Ragusia (Gioiosa Jonica), nobile dei principi di Santa Margherita e Santo Stefano, nobile dei marchesi di Calorendi, nobile dei baroni di Martini, Mili, Capodarso, Bulgarano etc., nobile del Sacro Romano Impero, patrizio di Giovinazzo, patrizio di Messina, patrizio di Antiochia, patrizio di Amantea. 

 

Antonio Amitrano o Ametrano

figlio di uno scrivano della Regia Camera della Sommaria

Arricchitosi con l'esercizio dell'arrendamento dei sali della Calabria.

 

Comprò le terre di Roggiano, San Donato e Policastrello ed il feudo di Larderia

che erano state subastate nel Sacro Regio Consiglio dai creditori dei Sanseverino

per (la bella cifra di) ducati 72.000
 Tale vendita all'Ametrano venne fatta "extinto titulo"

ovvero essendosi estinta con la vendita il titolo di duca di San Donato

e senza il passaggio dello stesso al compratore dei feudi.
 Il motivo di questo fatto va ricercato proprio nella "presenza" di un altro ramo dei Sanseverino,

legittimo pretendente all'eredità del titolo il quale, nella persona di Mario Sanseverino dei baroni di Càlvera aveva già fatto presente i suoi diritti e le sue ragioni presso la Corte

e quindi la stessa Corte "congelò" qualunque pretesa sul titolo medesimo.
 
 Ciò non impedi comunque all'Amitrano, grazie alle sue "entrature" soprattutto economiche,

di riuscire ad ottenere una concessione ex novo

(quindi NON un riconoscimento del passaggio dell'originario titolo feudale)

del titolo di San Donato con privilegio di re Carlo II dato in Madrid il 27 febbraio 1668.
 
 Privilegio al quale subito si "oppose" "legalmente" il legittimo erede dei Sanseverino

Sp. una sorella di Cesare Carrara di Napoli

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Francesco Ametrano

II duca di San Donato

Nel 1681 aveva acquistato la terra di Ioggi che aveva poi subito rivenduto a Tommaso Firrao,

principe di Sant'Agata.

Morì a Roggiano il 14 ottobre 1725

Sp. una sua cugina, figlia di GiovanFrancesco Greuther e di Cecilia Carrara

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Ippolita Ametrano

Sp. Don Lucio Cavalcanti, Barone di Bonvicino dal 1681.

Nel 1717 prende in affitto il territorio di Maierà fino al 1722.

Nel 1720 gli viene concesso il
titolo di Duca di Bonvicino

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Donna Maria Cavalcanti di Buonvicino

+ 1764

eredita dallo zio Gaspare Ametrano nel 1732 i feudi di San Donato, Grisolia,
Roggiano Gravina, Santa Caterina, Policastrello e Larderia.

Infatti sia lo zio Ferdinando Ametrano, deceduto ivi il 9 novembre 1725

che l'altro fratello Gaspare Ametrano, morto  il 2 dicembre 1732,

morirono improle,

e con loro dunque si sarebbe comunque estinta anche questa "breve" linea di successione dei titoli

nata dall'acquisto degli ex feudi dei Sanseverino e dalla concessione di un nuovo titolo.

Sp. Paolo Maria Sambiase duca di Malvito (1710-1770)

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Don Francesco Saverio Sambiase

(n.10 dicembre 1733  † 8 agosto 1791)

4° Duca di Malvito e 5° Principe di Bonifati dal 1770,

Duca di San Donato per successione materna,

Patrizio di Cosenza.
Sp. 9 marzo 1777 Marianna Sambiase, figlia di Ignazio, Patrizio di Cosenza,

e di Carmela Sebastiani (* 24-II-1750 † 19-III-1791)

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Don Paolo Sambiase

(n. 22 gennaio 1781 † 24 aprile 1840),

5° Duca di Malvito, 6° Principe di Bonifati e Duca di San Donato dal 1791, Patrizio di Cosenza (fino all’abolizione di tale patriziato).
Sp. 13 novembre 1808 Donna Beatrice Perrelli

figlia di Don Giuseppe dei Duchi di Monasterace e di Maria Cristina Bassano

dei Marchesi di Tufillo (* 4-IX-1795 † 26-III-1878)

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Don Gennaro Sambiase
(n. 8-IX-1821 † 27-X-1901)
detto Duca di San Donato in quanto successo al fratello Don Giuseppe morto senza discendenza a Napoli il 26 settembre 1908),.
Sp. 6 novembre 1869 Maria d’Alessandro Vigo († 1-III-1917).

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Don Tommaso Ladislao Sambiase

(n. Napoli 14 gennaio 1881 † ivi 197…)

8° Duca di Malvito, 9° Principe di Bonifati e Duca di San Donato dal 1929.

Sp. Napoli, 20-VII-1840 Margherita Nardi
Senza discendenza (nota4).

 

Con la sua morte il titolo di Duca di San Donato ritorna alla legittima discendenza di Mario Sanseverino di Calvera, 4° duca di San Donato (vedi accanto)






 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

   

 

 

 

Genealogia dei Sanseverino, duchi di San Donato

 

 

NOTE:

 

1) Lo storico Antonio Vincenzo Rivelli nelle sue Memorie Storiche della Città di Campagna, Salerno, 1894, ci da questo ritratto del duca Mario Sanseverino:

"Nel corso di questo secolo (il XVII, ndr) vennero a fissare il loro domicilio a Campagna (omiss...) don Mario Sanseverino duca di San Donato e barone di Casaletto, figlio di Orazio Sanseverino barone della Calvera, per avervi sposata donna Gironima Campanino dei baroni di San Giovanni de' Zoppi, figlia di Giuseppe e di Cristiana Mantenga (omissis...). Mario Sanseverino non avendo prole dalla signora Gironama Campanino, e come che aveva una figlia dalla sua prima moglie Maria Bitonte, a nome Vittoria, già unita in matrimonio con Santo di Leo di Nucara, chiamò preso di sè a Campagna i di costoro figli, tra cui Francesco di Leo Sanseverino. (omissis...) visse una vita tanto lunga dal veder sotterra moglie e cognati e tutta la costoro proprietà passata agli eredi di sua figlia Vittoria. Questa sua stessa vita lunga, però, fu il suo tormento, la sua crucifissione, poichè il nipote don Francesco di Leo Sanseverino non ebbe che una sola figlia, Chiarina (Chiara di Leo Sanseverino, sposata Pacelli di Balvano, ndr), morendo col terribile crepacuore di non essersi potuto perpetuare in eredi maschi, per tre generazioni, il solo Francesco essendosi avuto." cfr. A.V. Rivelli, (rist. Forni), pagg. 281-283

2) After the death of the last direct duchess of San Donato, Anna Sanseverino (at the age of 9), the Crown of Naples sold the fief only (not including the title) of San Donato, to the Ametrano family. But Mario Sanseverino, the nearest cousin of duchess Anna, clime it for himself, referring to the old "privilegio" accorded and confirmed many times to the Sanseverinos.This genealogy is fully documented, and whit "Regio Decreto" on 5th October 1888, those rights was recognized by the former Kingdom of Italy. (see: "Genealogia di Ercole Sanseverino, barone di Calvera, e suoi discendenti", Napoli 1902, and "Illustrazioni dell'albero genealogico della famiglia Cianci di Leo Sanseverino", Napoli 1906) Those facts orignated two legal claims for the San Donato title, both legal and recognized. One referring to the Ametrano-Sambiase descendants, that BOUGHT the title, without any "blood" relation whit the Sanseverinos. An other referring to the (Mario) Sanseverino-del Mercato-Lebano descendants, that INHERITED the title by direct "blood" connection with the Sanseverino. See table above.

But the "anomaly" stated below, was "resolved" in favor of the last line of succession (Sanseverino-del Mercato-Lebano) because of the death, without children's, of the last representant of the first line of succession (Ametrano-Sambiase), don Ladislao Sambiase Sanseverino, duca di Malvito and pr. di Bonifati, born in Napoli il 14 febbraio 1881 (and succeeded to his brother Paolo + 7 feb. 1929), that got no children from his marriage whit Margherita Nardi (see "Libro d'oro della Nobiltà Italiana", ediz. XX, vol. XXII, 1990-1994, pag. 538).

3)  Títulos nobiliarios concedidos por Monarcas españoles en Nápoles existentes en el archivo general de Simancas, p. 1039-, "Duques - San Donato - A Escipión Sanseverino. Valladolid, 29 de septiembre de 1602" See also Duke or Duchess of San Donato

4) Adottò i nipoti acquisiti Giuseppe Minaci e Giuseppe Cembalo (mariti delle nipoti Angela e Maria Campenny) il 2-II-1951, senza che questa adozione avesse alcuna rilevanza dal punto di vista nobiliare e della trasmissione dei titoli

 


 

 

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