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Antonio DELL'AVERSANA Francesco
BRANCACCIO

d'Aragona Feudatari di Sant'Arpino
Questo
volume é una ristampa della edizione 1993 curata da A.D.E.R.U.L.A.
(
Associazione di Espressioni Ricerche Usanze Luoghi Atellani) per la serie"
I Quaderula"

Proprietà letteraria riservata
SI RINGRAZIA PER IL CONTRIBUTO:
CONTE DE VARGAS MACCHUCA
Presidente dell'Istituto Culturale
Spagnolo di S. Giacomo in Napoli

con il patrocinio
dell'
Amministrazione Comunale di Sant'Arpino Assessorato alla Cultura
PRESENTAZIONE
Il difficile
impegno di portare a compimento un' opera organica sulla Storia di Sant'
Arpino, sembra potersi avverare in un futuro sempre più prossimo. E ciò grazie
alla diffusione di notizie inedite sul nostro paese che singoli ed associazioni
culturali santarpinesi, in primo luogo l'A.D.E.R.U.L.A. e la PRO LOCO, stanno
producendo in una progressione, quasi continua, che dura da ben sei anni.
Con questa opera
credo che si sia colmato, in gran parte, quel grosso vuoto esistente, tra i
secoli XVI e XIX, sulla storia del nostro paese. Protagonisti, questa volta,
sono i SANCHEZ DE LUNA, "padroni" di Sant'Arpino per circa 3 secoli.
I due ricercatori dell' A.D.E.R.U.L.A., ai quali va il mio plauso per
l'impegno profuso, hanno finalmente squarciato il velo che avvolgeva questa
Famiglia riportando alla luce le sue vicende che hanno interessato non solo
Sant' Arpino ma molti altri luoghi sparsi lungo la Penisola. L'azione degli
autori rifugge, però e volutamente, da giudizi storici. Asetticamente essi
riportano quanto ritrovato negli archivi, lasciando al lettore la facoltà di
interpretare, secondo le tendenze di ciascuno, l'operato di questi spagnoli
naturalizzati santarpinesi.
Ritengo che il
risultato sia veramente notevole nella considerazione che ora tutti possiamo
conoscere dei personaggi sui quali era caduto l'oblio del tempo ma che ci hanno
lasciato, in eredità, opere pubbliche di grande valore architettonico ed
artistico.
Il vantaggio di
tutto ciò deriva soprattutto per gli alunni delle scuole che avranno,
finalmente, a disposizione, con questo libro, un mezzo per approfondire la
storia dei loro padri e quella dell' origine del paese che abitano. Il destino
ha voluto che questo lavoro venisse ristampato nell' anno (1997) in cui la
Giunta comunale ha approvato il progetto esecutivo per il recupero del Palazzo
Ducale costruito dai Sanchez de Luna alla fine del 1500, progetto che da anni
veniva invocato dalle associazioni culturali e dai cittadini santarpinesi quale
primo passo fondamentale per il restauro di questo maestoso palazzo simbolo
stesso della nostra cittadina.
Come primo
cittadino di un antico paese, mi auguro che gli autori continuino a
contribuire alla crescita culturale della nostra Comunità che, attualmente, ho
l'onore di amministrare.
Il Sindaco
Dottor
Giuseppe DELL'AVERSANA
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PREFAZIONE
La presente pubblicazione
costituisce un'altra importante tappa lungo l'affascinante e, per certi
aspetti, misterioso cammino storico e sociale che ha accompagnato gli
"atellani" dalle origini della loro antichissima città fino ai giorni
nostri.
In verità lo
spirito che anima gli autori del testo va ben oltre il vero interesse per lo
studio e la ricerca delle radici profonde della terra atellana, perché esso si
sostanzia in un costante impegno civile e sociale tendente a porre le premesse
per una ragionevole e possibile prospettiva di progresso .per la nostra
comunità.
D'altro canto
l'impulso che spinge questi studiosi ad approfondire riferimenti e ricerche,
attraverso una nuova chiave di lettura delle radici e delle origini atellane,
nasce dalla consapevolezza che niente o poco é stato fatto nel corso degli
ultimi decenni per testimoniare, anche mediante la promozione di un'opportuna
campagna di scavi, il passato storico di Sant'Arpino. E’ per questo che gli
studiosi dell'Aderula hanno stimato opportuno, prima di ogni altra cosa,
richiamare all'attenzione di tutti, con una intensa opera di sensibilizzazione,
l'importanza della tutela e della salvaguardia di quelle opere di sicuro
interesse storico ed archeologico ancora visibili: questo per salvarle dalla
rovina del tempo e soprattutto dai "vizi" della società e della
classe politica. Ebbene é con legittima soddisfazione che possiamo affermare,
senza tema di smentite, che sono già ravvisabili i primi significativi risultati.
Innanzitutto, ed é questo un dato storico non più trascurabile, recenti
ritrovamenti archeologici in diverse zone di Sant'Arpino nonché di paesi
limitrofi (ad es. Frattaminore) hanno contribuito ad avvalorare alcune fondamentali
ipotesi avanzate dagli studiosi in precedenti pubblicazioni: in primo luogo che
la nascita dell'antica Atella, almeno come nucleo abitativo originario, va
retrodatata di qualche secolo (7-8 Sec. a.c.); ma, soprattutto, che il sito
della stessa non può essere circoscritto in un angusto quadrilatero così come
ancora oggi si é propensi a credere, bensì si estende su di un'area molto più
vasta e, quel che più conta, tutta ancora da "scoprire".
Ma risultati ancor
più apprezzabili sono stati raggiunti in termini propagandistici: grazie,
infatti, alle divulgazioni di notizie e curiosità é stato possibile attirare
l'attenzione di quotidiani, reti televisive, studiosi ed appassionati di
archeologia in genere. In altre parole sembra davvero essere germogliato il
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seme di un sano
risveglio culturale al quale non si sono sottratti, contrariamente a quanto
era avvenuto nel passato, anche recente, neppure le "istituzioni
preposte", tanto da impegnarsi a portare avanti ottimi propositi realizzativi
in tema di scavi archeologici.
Ma l'esperienza ci insegna che le sole
buone intenzioni, a volte, non bastano.
Alla base deve
esserci una concreta presa di coscienza di una esigenza, ormai sempre più
diffusa, mirata alla riscoperta di valori e contenuti adeguati alle nuove
situazioni.
Finora, infatti, la
colpevole indifferenza delle istituzioni ha cagionato numerosi danni al
patrimonio artistico locale: facciate di palazzi storici profondamente segnate
dal tempo con colori snaturati, pietre che si sfaldano, figure che diventano
sempre più irriconoscibili.
Senza considerare,
poi, i numerosi ed impuniti furti sacrileghi consumati sull'intero territorio.
Sono questi danni di natura culturale, civile e artistica che minacciano
seriamente la sopravvivenza di opere che hanno svolto una funzione di rilievo
nello sviluppo della civiltà atellana.
Si rende, pertanto, indifferibile un
reale intervento che non sia occasionale ed approssimativo ma programmato e
rigorosamente attuato.
Questo volumetto rappresenta
un importante pezzo dell'intricato mosaico di Storia Patria che i ricercatori
dell'Aderula stanno a fatica cercando di ricostruire.
Il loro viaggio
itinerante, questa volta, ha lo scopo di portare a conoscenza dei lettori la
storia di una famiglia spagnola che per lunghissimi anni ha vissuto,
prendendosene anche cura, nel territorio locale: i SANCHEZ DE LUNA.
Questi giungono in
Italia a seguito dei Vespri Siciliani allorché, nel 1282, gli spagnoli prendono
il potere in Sicilia. Nel corso dei secoli ricoprono cariche importantissime
nel Regno di Napoli acquistando anche vari feudi (38), ottenendo, nel contempo,
l'attribuzione di diversi titoli nobiliari.
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Nel 1574 si
insediano, con il loro ramo principale, nella Terra di Sant'Arpino, divenendone
poi Duchi. Resteranno nel nostro paese fino al 1832, anno in cui, per
successioni nobiliari, l'ultima di essi, Teresa, passerà il titolo ad un
Caracciolo a cui andrà sposa.
Tre secoli di
storia dovrebbero bastare, crediamo, a dare il loro nome all'anonimo Palazzo
Ducale sito in piazza Umberto I , fra l'altro voluto e fatto costruire proprio da un
Sanchez de Luna.
Soprattutto ora che
appare visibile a tutti lo sforzo che l'amministrazione comunale sta producendo
per recuperare l'ormai vecchia e decrepita struttura sede dell'ex municipio,
ci sentiamo in dovere, oltre che nel pieno diritto, di chiedere alla stessa
un'ulteriore dimostrazione di impegno avviando finalmente i tanto agognati
"piani di recupero" del centro storico sì da restituire a questo
paese ed ai suoi cittadini un'immagine degna dell'arte, della cultura e, in
genere, delle vicende storiche maturate nel corso dei secoli.
Dr. Salvatore COMPAGNONE
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4° VOLUME
DELLA SERIE
"I QUADERULA"

I SANCHEZ DE LUNA D'ARAGONA FEUDATARI DI SANT'ARPINO
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PREMESSA
Quando, nel luglio del 1992, ci
accingemmo a ricercare sui SANCHEZ DE LUNA, ci rendemmo immediatamente conto di
essere in un vicolo cieco. L'assoluta mancanza di dati, infatti, (eccezion
fatta per la notizia che un non meglio identificato ALONZO SANCHEZ DE LUNA,
attorno al 1592, era proprietario di S. Arpino) ci poneva davanti al dilemma:
"da dove inizia-
re?
...
Decisi, come al
solito, a "vincere la scommessa" anche a costo di sacrificare
l'intero mese di ferie (come poi avvenne), sfidammo la Sorte che ci mise in
contatto con un discendente di quegli antichi spagnoli che, insieme ai SANCHEZ
DE LUNA, avevano avuto per secoli il potere a Napoli.
Ed infatti fu proprio lui, il Conte DE
VARGAS MACCHUCA, a farci squarciare il velo che avvolgeva i SANCHEZ.
Responsabile
dell'ISTITUTO CULTURALE SPAGNOLO DI S. GIACOMO (erede di quella
arciconfraternita antica, la REAL HERMANDAD, cui appartenne la gran parte dei
nobili spagnoli), egli ci accolse con simpatia e, ricercando tra le proprie
carte, ci diede il "là" per la partenza.
L'Archivio di Stato di Napoli, poi, ha
fatto il resto.
Nell'arco di un
mese, tra polvere, sudore ed animaletti "strani', abitatori dei fascicoli,
riuscimmo a mettere insieme quanto bastava per sentirci soddisfatti.
Settecento anni di storia di una
Famiglia, che per trecento di essi aveva interessato S. Arpino, erano stati
ricostruiti, anche se per sommi capi.
Pur se il risultato di tutto può sembrare"
arido", é per noi un grosso risultato. E ne andiamo fieri.
Ed esso potrà
sicuramente servire, se non ad altro, almeno ad essere il punto di partenza
(così come sono tutte quelle notizie inedite che, nel corso di due anni,
abbiamo diffuso sulla storia di Atella e di S. Arpino) per quei volenterosi
che vorranno veramente scrivere la STORIA DI S. ARPINO.
Quell'anonimo
ALONZO del 1592 e dintorni, inquadrato nel giusto periodo storico, é risultato
essere solo un
anello della catena
dei SANCHEZ DE
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LUNA, D'ARAGONA e di S. ARPINO.
L'intera catena che
noi, e speriamo altri, cercheremo di "lubrificare" in futuro con le
notizie di vita vera (popolare soprattutto) che ha vissuto la nostra UNIVERSIT
A’ negli stessi secoli, servirà a riformare, con altre che sicuramente vedranno
la luce, quella "maglia" che ha vestito in passato (e speriamo
rivesta in futuro) l'ENTITA’ che fu e continua ad essere il nostro paese.
GLI AUTORI
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GENEALOGIA DELLA FAMIGLIA SANCHEZ DE LUNA DAL 1282 AL 1605
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SOLO FEUDO S.ARPINO 3° MARCHESE GROTTOLA LINEA GROTTOLA S.ARPINO Linea GAGLIATI GIOVANNI
III ALONZO IV ALONZO III GIULIO ALONZO ALONZO II
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CAPITOLO PRIMO
DALLE ORIGINI DELLA FAMIGLIA SANCHEZ
DE LUNA FINO AD ALONZO Il.
Nel 1282, a seguito
dei "VESPRI SICILIANI", inizia il dominio spagnolo sulla Sicilia.
Nell'isola, tra i protagonisti della conquista Aragonese, troviamo per la
prima volta i SANCHEZ DE LUNA.
Discendenti da un
ramo dell'antichissima Famiglia Aragonese DE LUNA, molto famosa nella Spagna e
tanto numerosa da assumere diversi patronimici (quali DE LUNA, Martinez DE
LUNA, Ierrench DE LUNA, Ximenez DE LUNA, Lopez DE LUNA, Sanchez DE LUNA ecc.),
questi ebbero il loro 1°
ascendente in Italia in PIETRO SANCHEZ DE
LUNA.
Nel corso dei
secoli, poi, assursero a tale importanza, per i servigi resi ai vari regnanti,
da arrivare a possedere, nell'intera Penisola, 38 feudi ed a ricoprire cariche
importantissime.
Il loro avo
"italianizzato", che per praticità chiameremo Pietro I per non
confonderlo con discendenti dallo stesso nome, fu ambasciatore del Re MARTINO
di Sicilia al Pontefice BONIFACIO IX. Sposò Donna Francesca DE LUNA con la
quale ebbe D. GIOVANNI I.
Quest'ultimo sposò Donna Fidenza de
URREA e dalla loro unione nacque D. PIETRO II.
D. Pietro II si accasò
con Donna Alfonsina ZAPATA generando D. GIOVANNI II che fu molto favorito dal
re FERDINANDO I . Questi, infatti, gli concesse le Città di VICO EQUENSE e
MASSALUBRENSE (nell'atto di concessione, 1465, egli viene definito "amico
fedelissimo e costantissimo ... ") e lo nominò Archivista Grande del
Consiglio di Stato (1466).
D. Giovanni II
sposò Donna Maria CORNEL, figlia di D. Luigi (Signore di Alfadena) e di Donna
Brianna DE LUNA (cugina della sua ava paterna
13

Napoli - Chiesa S. Maria La Nova: Lapide che ricorda Francesco
Sanchez Cavaliere dell' Abito di S. Giacomo.
14
Donna Francesca DE LUNA). Dal suo
matrimonio nacquero due figli:
D. ALONZO I e D. FRANCESCO.
D. Francesco, secondogenito, fu;
-Cavaliere dell'Abito di S. Giacomo;
-Tesoriere Generale del Regno di Napoli
(1503);
-Dispensiero Maggiore dell'Esercito e
del Consiglio Supremo del Re
Cattolico.
Avendo servito quest'ultimo
nell'acquisto del Regno, ottenne dallo stesso, nel 1504, la concessione delle
terre di COGLIANO ed altre aree della Provincia di Calabria Ultra.
Da lui nacque D.
ALONZO nominato, per i suoi servigi, da CARLO V Capitano Generale in Lombardia
ottenendo poi, nel Piemonte, i feudi di ROTIGLIANO, MONTARCHIERO e BENEVELLO.
Il primogenito
Alonzo (il I di una serie numerosa di questo nome che interesserà soprattutto
S. Arpino), servì il Re Cattolico in diverse Ambascerie (come testimoniato in
un privilegio della Regina GIOVANNA II e di suo figlio Carlo V rilasciato ad un
discendente pure di nome Alonzo: " ... Odeonos memores tui
predecessoris manifice Alphonse Sanchez De Luna, qui in utroque fortuna eventa
serenissimo Regi Catholico nostri patri et avo dare memeris in nonnullis
legationibus inservivit ... ).
Egli sposò Donna
Beatrice MANRIQUE in prime nozze. La seconda volta impalmò Donna Maria SANCHEZ,
figlia di D. Ludovico SANCHEZ (Tesoriere Generale e Protonotario del Regno di
Sicilia) e di Donna Beatrice PLATAMONE, e da questa generò D. ALONZO II che
interessa più da vicino la storia del nostro paese per essere stato colui dal
quale discende la linea dei Sanchez De Luna Signori e poi Duchi di S. Arpino.
15

Napoli: Il Palazzo Sanchez de Luna, ora sede dell'Istituto
UnIversitario Orientale, raffigurato insieme al Card. Ascanio Filomarino altro
proprietario.
16
CAPITOLO SECONDO
DA ALONZO II (1° MARCHESE DI
GROTTOLA) AD ALONZO III (2° MARCHESE DI GROTTOLA).
Alonzo II fu
allevato nella Casa Reale di Napoli dalla Regina Giovanna II, moglie di
Ferdinando I Re di Napoli e sorella di Ferdinando il Cattolico. Giunto in età
adulta, fu mandato dalla Regina dapprima Ambasciatore in Spagna presso suo fratello
e poi a trattare il matrimonio di sua figlia con il Duca di Savoia.
Sotto Carlo V fu
Ambasciatore, per circa sette anni, a VENEZIA (cedola dell'Ambasciata di
Venezia del 26.12.1521) dove intavolò la PACE D'ITALIA.
Ritornato a Napoli,
fu ricompensato con l'Ufficio di Tesoriere Generale, una rendita di tremila
ducati annui "in perpetuo" ed il titolo di MARCHESE della terra di
GROTTOLA in Basilicata (feudo che tenne dal 1528 al 1564 anno della sua morte).
Entrò, inoltre, a far parte del CONSIGLIO DI STATO (o della GUERRA) che era il
1° Tribunale del Regno per importanza.
Divenuto
ricchissimo, iniziò a costruire dalle fondamenta il magnifico ed imponente
Palazzo situato nella Piazza S. Giovanni Maggiore in Napoli. Noto attualmente
come Sede dell'ISTITUTO UNIVERSITARIO ORIENTALE, il Palazzo fu iniziato nel
1549 sui resti di un Palazzo appartenente a Pirro DEL BALZO. Rimasto incompiuto
alla morte di Alonzo II, fu terminato dal figlio ALONZO III che lo ingrandì
aggiungendovi un appartamento.
Il Palazzo é uno degli
elementi più originali dell'architettura napoletana del 1500-1600. L'edificio,
nell'intero prospetto, é caratterizzato dal contrasto tra membranatura in
piperno e superfici in intonaco chiaro di forte influenza toscana.
Nel 1645 esso fu acquistato dal
Cardinale Ascanio FILOMARINO della TORRE (usufruttario anche del feudo di
Teverolaccio) che lo migliorò e sopraelevò completando la facciata dove collocò
l'attuale portale.
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Il Palazzo diventerà famoso nei secoli a
venire per alcuni episodi legati alla storia di Napoli.
Il primo di questi
riguarda una contesa sorta tra il Re Carlo V ed il MARCHESE DEL VASTO. La
disputa, svoltasi tra il Viceré D. PIETRO DI TOLEDO e lo stesso Marchese del
Vasto che accusava il Re di essersi invaghito di sua moglie, avvenne
all'interno del palazzo alla presenza dello stesso Carlo V.
Nel 1569 una
tempesta danneggiò gravemente diverse modeste costruzioni contigue al Palazzo
ed Alonzo III le fece demolire per aprire al loro posto una strada che isola il
suo Palazzo lungo il lato sud-ovest dove erano posti i banchi di un mercato
rionale (Banchi Vecchi). Da allora, costretti a sloggiare per altro
luogo, seppure contiguo, i Banchi assunsero la denominazione di NUOVI
(Piazzetta Banchi nuovi alle spalle del Palazzo SANCHEZ DE LUNA).
Durante la
rivoluzione di MASANIELLO (1647) lo stesso Masaniello, per ingraziarsi il Card.
Ascanio FILOMARINO, lo favorì facendo abbattere la casa di un popolano che dava
fastidio alla porta piccola del Palazzo.
Nel 1799, durante
la breve stagione della REPUBBLICA PARTENOPEA , i fratelli Ascanio e Clemente
FILOMARINO, in odore di giacobinismo, denunciati dal loro parrucchiere, furono
presi nel loro Palazzo sotto gli occhi della madre, della moglie e dei
figli di Ascanio. Trascinati per strada, furono dapprima fucilati a Porto Salvo
e poi bruciati con pece comprata con 24 carlini trovati nelle tasche dello
stesso Ascanio.
La plebaglia,
inoltre, appiccò il fuoco nel Palazzo distruggendo una collezione di opere
d'arte, una biblioteca ed un gabinetto di storia naturale frutto di lunghi
anni di ricerche.
Nel 1820 Nicola
FILOMARINO vendette il Palazzo a Nicola AMALFI il quale lo cedette, in seguito,
al Marchese GIUSSO DEL GALDO. Tuttora l'edificio é conosciuto con quest'ultima
denominazione.
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IL FEUDO DI GROTTOLA
Alonzo II, come
detto, ebbe in feudo la terra di Grottola divenendone primo Marchese.
Grottola o Grottole
(TERRA CRYPTULARUM) deve il nome alle numerose cavità che ne attraversano
l'intero territorio. Essa é situata sulla vetta di una delle montagne degli
Appennini, alla distanza di 28 Km. circa da Matera e di 30 da Tricarico. Il suo
orizzonte é estesissimo e l'atmosfera piuttosto temperata e pura. Si ignora la sua
antichità. Il Capocelatro, nella "Hisroria del Regno di Napoli", dice
che sotto i Normanni era una fortezza.
Nella guerra capitanata da Manfredi,
l'esercito, dopo aver occupato Montepeloso, si diresse ad espugnare il
"Castel di Grotula".
Esistono ancora Ruderi di mura che
l'attorniavano e torri con feritoie oltre ad un castello antichissimo
Grottola era ricca
di salnitro (estratto dal tufo delle sue grotte) e ne veniva fatto commercio
(il salnitro = nitrato di potassio, serviva come fertilizzante dei
campi e per la preparazione della polvere da sparo).
Nel secolo scorso
era rinomata per una fiera che si teneva nel mese di ottobre e per un mercato
nel mese di agosto .
Fiorente era anche
l'industria dei vasai. Un tempo era un comune di qualche importanza. Aveva
Parrocchie, Ospedali, Conventi di Domenicani e Cappuccini, Ospizi.
Il suo stemma
rappresenta una Torre merlata ed un pino mediterraneo su di un piccolo declivo.
Nel corso dei
secoli fu feudo, successivamente, delle Famiglie ZURLO, GAETANO, D'ARAGONA, DI
CAPUA, SANCHEZ DE LUNA, SPINELLI e, per ultimo, dei CHIAROMONTE.
I SANCHEZ DE LU NA si ritrovano nel
feudo di Grottola tra il 1528 ed il 1624 con i seguenti nomi:
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Posizione topografica del feudo di
Grottole
20
- ALONZO (II)
- ALONZO (III)
- ALONZO (IV)
- ALONZO (V)
- CARLO
1 ° Marchese 1528-1564 (4 marzo);
2° Marchese 1564-1607 (16 novembre); 3° Marchese
1605-1605;
4° Marchese 1607-1613;
5° Marchese 1613-1654.
Nel 1654 il feudo fu ceduto ai creditori
dei SANCHEZ DE LUNA, sub hasta, ed andò a Don Carlo SPINELLI Principe di San
Giorgio.
Alonzo II morì il 4
marzo 1564 e fu sepolto in Napoli nella chiesa della SANTISSIMA ANNUNZIATA dove
gli fu eretto un maestoso mausoleo, opera di Michelangelo NACCHERINO, cui é
legato un curioso episodio di cui parleremo in appresso.
Lasciò per figli Don ALONZO III
primogenito e Don GIULIO secondogenito.
21

Archivio
di Stato Napoli: Cedolari Il verso della pag. 479 del voI. 2.
Compare D. Caterina de Luna che acquistò il feudo di
Sant'Arpino nel 1574
22
CAPITOLO TERZO
DI ALONZO III (2° MARCHESE DI GROTTOLA) l° SIGNORE DI S. ARPINO E DI DON GIULIO SIGNORE
DEL FEUDO DI GAGLIATI
ALONZO III nel
1564, succede al padre Alonzo II nel feudo di Grottola che terrà fino al 1607 ,
anno della sua morte.
Con lui inizia anche
la linea dei feudatari, dapprima Signori e poi Duchi, di S.
Arpino.
Infatti sua moglie,
Donna Caterina DE LUNA, tra il 1569 ed il 1574, acquista il casale di S.
Arpino all' epoca appartenente in gran parte alla Famiglia CARAFA. Subastato
per pagare i creditori dei Carafa, lo Stato di S. Arpino fu comprato dalla
predetta Donna Caterina "con la giurisdizione delle prime cause civili,
criminali e miste".
In seguito furono
acquistate dalla Regia Corte l'Ufficio di MASTRODATTIA, "le seconde
cause a zone di ducati 5 a fuoco per n° 63 fuochi, in feudis e con il servizio
dell' Adoha".
ALONZO III fu molto
favorito dal Re FILIPPO II. Accumulò enormi ricchezze e comprò la DOANA (del
ferro) DELLE TERZIARIE detta DI PUGLIA.
La moglie, Caterina
DE LUNA, era figlia di Don Giovanni DE LUNA, Castellano di Milano, Contestabile
(cioé comandante in capo dell'esercito terrestre) dello Stato di Siena e
Capitano Generale delle Milizie nello Stato di Toscana. Questi acquistò diritti
sullo Stato di Astura e sul Contado di Moratta nel Regno di
Aragona.
Alonzo III
intraprese anche la compera delle città di LETTERE e GRAGNANO per centomila
ducati, ma trovò fiera opposizione nell'allora Viceré Duca D'OSSUNA.
La causa della
inimicizia era scaturita dal fatto che il Re Filippo II chiese ad Alonzo III,
allora Tesoriere Generale, notizie segrete sull'intero operato del Viceré di
Napoli.
23

Napoli - Chiesa SS. Annunziata: Mausoleo
di ALONZO II - opera di Michelangelo NACCHERINO
24
Alonzo III gli scrisse screditando il
Viceré e raccontandone le malefatte.
Il Duca d'Ossuna,
allora, impedì al Sanchez de Luna l'acquisto di Lettere e Gragnano, tentando di
fare lo stesso per le Dogane del ferro delle Terziarie. Ma Alonzo, con appoggio
di Filippo II, riuscì in questo secondo intento.
Il Viceré,
sdegnato, mandò una relazione al Re di Spagna nella quale accusava il
Tesoriere Generale di aver rovinato il Patrimonio Regio restando anche debitore
alla Corte di trecentomila ducati.
Alonzo III, di
rimando, per rendere note le proprie ragioni inviò presso la Corte Spagnola il
proprio "servitore" Don Cristoforo GRIMALDO (dal quale discendono i Duchi di Telese
ed i Marchesi di Re di Castello) da lui creato Precettore di Provincia.
Il Grimaldo fu
talmente abile nel trattare la materia, da ritornarsene a Napoli con una Cedola
del Re molto favorevole ad Alonzo III. In essa si diceva, infatti, che il
Marchese di Grottola non solo non doveva essere molestato dal Regio Fisco ma
addirittura, ogni qualvolta si fosse trovato in difficoltà economica, gli
doveva essere versata qualsiasi somma richiesta in ringraziamento dei suoi
servigi e di quelli dei suoi antenati.
In seguito il Duca
d'Ossuna si vendicò in maniera eclatante. Comparve, infatti, in città una
satira contro di lui nella quale lo si dipingeva come eretico. Credendo che il
tutto fosse opera del Sanchez de Luna, il Viceré montò su tutte le furie e
pensò di mortificarlo vendicandosi nel con tempo.
Fece, infatti, traslare il magnifico
monumento funebre eretto nella chiesa dell' Annunziata in onore di Alonzo II,
padre di Alonzo III.
La scusa fu che,
nella chiesa, questo mausoleo occupava un posto migliore della tomba della
Regina Giovanna e che un vassallo non poteva permettersi questo onore. Lo
fece, così, trasportare nella Cappella del Tesoro dicendo che, siccome Alonzo
II era ritratto con un dito all' orecchio, evidentemente ciò significava che
egli voleva ascoltare il vangelo e che il nuovo luogo era fatto apposta per
fargli sentire, dai tanti santi ivi sepolti, la dottrina di Cristo!
25
Tra il 1574 ed il 1593 Alonzo III
costruisce, nel nuovo feudo di S. Arpino (che all'epoca contava circa 250
abitanti):
·il Palazzo Baronale, che in seguito
diventerà Ducale;
-la nuova Chiesa di S. Elpidio;
-la Chiesa con chiostro che diventerà il
Monastero di S. Maria della Stella.
IL PALAZZO BARONALE
Non conosciamo la
data precisa dell'inizio della costruzione che terminerà nel 1592, né
l'architetto che ne fece il progetto (potrebbero essere stati Domenico FONTANA,
Gabriele D'ANGELO oppure il MORMANDO).
Alonzo III lo
costruì sul sito precedentemente occupato dall'antica Chiesa dedicata a S.
Elpidio che a sua volta dovette sorgere su qualche antico luogo atellano
(presumibilmente il Foro del popolo).
La predetta Chiesa
é stata di recente portata alla luce durante i lavori di restauro, ancora in
corso, del Palazzo Ducale. Essa occupava l'intera area del cortile del Palazzo
e si estendeva, con 1'atrio, verso il lato dello stesso che guarda ad oriente,
verso la Via FERRUMMA (anche questa denominazione é derivata presumibilmente,
dal vocabolo latino, corrotto, di FORUM (ncopp o f(o)rr'mm ).
Lapidi lasciate a ricordo lungo le
pareti del Palazzo ne ricordano ancora le estensioni in lunghezza e larghezza.
Il luogo prescelto
da Alonzo III per la edificazione del Palazzo dovette essere sicuramente
obbligato perché non tutto il territorio di S. Arpino era in suo possesso.
Alcune zone, infatti, come la Starza TERRACCIANA (detta anche LA MADDALENA, di
circa 100 e più moggia) apparteneva alle Signore Dame Monache del Monastero
napoletano di S. Maria Maddalena. Altre, tra S. Antimo e Cesa, appartenevano
alla A.G.P. (l'Annunziata) di Aversa e ad altri proprietari.
Il pezzo di feudo
acquistato dalla moglie presumibilmente non gli dovette consentire, al momento,
di avere altra scelta. Così come dovette essere obbligato l'orientamento (verso
sud) dell'ingresso del Palazzo che "doveva
26
guardare" la Capitale,
Napoli, allora sede primaria di residenza dei Sanchez Tesorieri del Regno.
Per fare posto
all'imponente edificio, Alonzo III fece abbattere diverse costruzioni nel
centro del Casale provocando lo slargo della Piazza tuttora esistente a
fronteggiare il Palazzo stesso (Piazza Umberto I). Semplicemente un
largo davanti al Palazzo, infatti, avrebbe esposto la successione verticale
degli ordini della sua enorme facciata ad una visione d'insieme. E, nel
contempo, la maestosità della costruzione appariva agli occhi di chi arrivava
dalle provenienze delle strade allora esistenti (la Via di Napoli costeggiante
il TRIVICO e la strada di S. MARIA DI ATELLA).
Il Palazzo fu
costruito secondo gli schemi classici dell' epoca, rispondenti ai canoni della
necessità dei Nobili di suscitare interesse verso la propria casta e di vedere
rappresentato l'acquisito potere che ne perpetuava la presenza. Innalzato
dapprima con una forma a "ferro di cavallo", esso sarà ampliato
successivamente (1798) sul 4° lato con un'arcata chiusa sullo sfondo del cortile
che, secondo l'uso settecentesco, creava effetti scenografici visibili dal1'esterno.
Esso si sviluppa su
tre livelli con le finestre del piano nobile (2°) in maggiore risalto. Il
portale in piperno, sì gigantesco da incutere timore a chi entra, per
ricordargli il dominio del Signore, presenta una balaustra finemente decorata e
sostiene l'unico balcone della facciata che diventa, apposta, un elemento
isolato che attira ancora di più l'attenzione sulla presenza del Padrone.
Nonostante la
notevole lunghezza della facciata, questa non risulta "pesante"
all'occhio grazie anche alle "incorniciature" tra i tre ordini che ne
appiattiscono piacevolmente l'imponenza.
Il Palazzo
gentilizio faceva parte, come d'uso all' epoca per le Famiglie importanti, di
un sistema preciso di dimore che univa territorialmente tra loro diverse
residenze di una stessa famiglia: il Castello, la Villa di campagna ed il
Palazzo Baronale o Ducale.
In quel tempo i
Sanchez de Luna erano già proprietari, in Napoli, del Palazzo in Piazza S.
Giovanni Maggiore di cui abbiamo già parlato, e del
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Sant' Arpino: facciata del Palazzo Ducale in piazza
Umberto I