SANSEVERINO

 

Linee dei Baroni di Cālvera e Duchi di San Donato

 

(con la successione del titolo ducale di San Donato)

 

 

 

Ercole Sanseverino, Signore di Cālvera e Patrizio Napoletano dei conti di Tricarico e Chiaromonte.

Sposa Egidia di Calabria (di Callara) Signora di Cālvera

 

A1. Antonello, Signore di Cālvera e Patrizio Napoletano.

= Sveva Acquaviva. Nella genealogia degli Acquaviva, Belisario Acquaviva d'Aragona (* 1464 + di peste, Napoli 24-7-1528) 14° Conte di Conversano sposa Donna Sveva Sanseverino, figlia di Don Gerolamo 2° Principe di Bisignano

La collocazione temporale sarebbe perfettamente compatibile per fare di quest’ultima Sveva Sanseverino una ZIA (o al limite anche una nonna) della Sveva Acquaviva moglie di Antonello Sanseverino e della quale potrebbe riprendere il nome di battesimo.

 

B1. Ercole Sanseverino di Senise, barone di Cālvera,  primogenito, 1° barone di Cālvera (investito dal Principe di Bisignano con privilegio datato: Senise 26-9-1514), Patrizio Napoletano,

CAPOSTIPITE DELLA COSIDDETTA "PRIMA LINEA DI Cālvera"

Con privilegio dato da Senise il 26 settembre 1514, Bernardino Sanseverino, principe di Bisignano, concede al suo affine Ercole Sanseverino, abitante a Senise, investitura el feudo nobile di Calvera, dipendente dalla sua Contea di Chiaromonte.
A sua volta Ercole concede al suocero Giovanni Mercadante o Mercatante il feudo di Giannuzza nella terra di Senise con scrittura del 19 settembre 1527 , a cui fa fede Alfonso Sanseverino signore della terra di Fiumefreddo e della baronia di San Chirico.
cfr. B. Mazzilli, Cenni Storici di Calvera,
ed. Dedalo libri, Bari, 1980

= donna Ippolita Mercadante, signora di Giannuzzo, figlia di Giovanni, al quale il genero Ercole Sanseverino concede il feudo di Giannuzzo nella Terra di Senise con scrittura del 19 settembre 1527        

 

                               C1. Marco Antonio, 2° barone di Cālvera (investito dal Principe di Bisignano con privilegio datato Cassano 7-6-1526) e Patrizio Napoletano.

Con privilegio dato da Cassano, del 7 giugno 1526, il principe di Bisignano Pietrantonio Sanseverino investe del feudo di Calvera Marcantonio Sanseverino, come figlio ed erede del fu Ercole.
In un articolo di Antonio Capano su Senise si fa riferimento al magnifico Marco Antonio Sanseverino che possedeva il feudo detto Iannizzi, e la metā di Marino, essendo l'altra metā intestata ai figli di Francesco Sanseverino (Pietrantonio, Giulio e Roberto). Si citano anche un Vincenzo Sanseverino e un Pietro Antonio Sanseverino detto "collaterale del principe" titolare del feudo di Ferrainale in Contrada S. Biase.
"Estinta la linea diretta di Bisignano concorsero al maggiorato tutti i figli di Marco Antonio; e Ferrante conte della Saponara da cui derivano gli attuali principi di Bisignano."
Archivio di Stato di Napoli
Regia Camera della Sommaria. Segreteria. Partium - Inventario denominazione f. [...] [...] Sanseverino possessore delli feudi di Marina e Guglielmo in territorio di Senise.
estremi cronologici 1580 - 1581 segnatura inventario 6  folio 2v.

                                  = Vittoria Castrocucco d'Aquino, figlia di Gerardino Castrocucco, Barone di Albidona, e di Beatrice d'Aquino dei baroni di Castiglione (vedi/see)

 

                                     D1. Ercole, Patrizio Napoletano

                                     D2. Taddeo, 3° barone di Cālvera e Patrizio Napoletano.

Archivio di Stato di Napoli, Regia Camera della Sommaria. Segreteria. Partium - Inventario
f. 180t Magnifico Tadeo Sanseverino, possessore d'un terreno feudale nominato la Calvara fra le terre de Senise Carboni et la Teana, con peso d'adoho al prencipe di Bisignano, come suffeudatario. Estremi cronologici 1562 - 1563, segnatura, inventario 5 folio 301 v. e 302 r.

         = ……..

 

                                            E1. Ercole (+ ante 1595), 4° barone di Cālvera e Patrizio Napoletano.

                                                   = Donna Beatrice, figlia di Don Giulio Cesare Caracciolo dei Duchi di Martina, Patrizio

       Napoletano, e di Vittoria Caracciolo dei Conti di Bicarri (vedi/see)

                                           

                                                   F1. Francesco, 5° barone di Cālvera (investito da Francesco Teodoro Sanseverino Duca di

         San Pietro in Galatina con Privilegio del 28-10-1595).

         = Caterina, figlia di Ettore Caracciolo Signore di Marsicovetere, Patrizio Napoletano,

            e di Porzia Caracciolo (vedi/see)

 

        G1. Porzia  primogenita (* 22 Mar 1627 + 13 Giu 1660), 6° baronessa di Cālvera.

a)      = 1638 ca. Don Francesco Sanseverino 2° duca di San Donato, 5° barone di Policastrello e 1° barone di Roggiano di don Scipione di di donna Anna Carafa.      

b)      = Don Ottavio Carafa 3° Marchese di Anzi, 1° Principe di Belvedere e Patrizio

          Napoletano (* 5-4-1589 + 18-12-1652);

c)      = 1656 Girolamo Sersale 4° Principe di Castelfranco (vedi/see)

 

ex 1°) H1 Donna Anna Sanseverino (+ a 9 anni di etā nel 1654), 3° Duchessa

di San Donato, 6° baronessa di Policastrello e 2° baronessa di Roggiano,

7° baronessa di Cālvera.

In lei si riuniscono TUTTE le intestazioni feudali dei DUE rami Sanseverino, quello dei duchi di San Donato, baroni di Policastrello e Roggiano, per parte paterna, e quello dei baroni di Cālvera per parte materna  (vedi oltre),

 

        G2. Beatrice secondogenita

              a) = Don Luigi Montalto dei Duchi di Fragnito, Patrizio Napoletano (vedi/see)

              b) = Diego Francesco Ceva Grimaldi 2° Marchese di Pietracatella

 

            E2. Marcello, Patrizio Napoletano, dei baroni di Cālvera

D3. Ettore, dei baroni di Calvera; patrizio napoletano.  (+ dopo il 1584) Ettore, fedele alla Casa di Francia ebbe sequestrati i beni

Archivio di Stato di Napoli, Processi antichi. Pandetta nuovissima - Inventario denominazione: plegiaria integrazione alla denominazione Attore: Sanseverino Ascanio, Ercole estremi cronologici 1584, segnatura: busta 1724; fascicolo 48696

= donna Enrichetta Valente

 

                E1. Giovan Geronimo, dei baroni di Cālvera; Patrizio Napoletano, si laurea nel 1639 (* Castrovillari abt 1610 + dopo il 1639)

ASN Collegio dei dottori - Inventario
denominazione: Sanseverino Giovan Geronimo, nato a Castrovillari
estremi cronologici 1639 segnatura: contenitore 11, carta 116  unitā di descrizione precedente 21
=  donna Laura Rufolo, probabilmente appartenente al ramo pugliese-lucano della famiglia patrizia di Ravello. Successivamente (oppure prima?) sembra aver sposato il cugino Dionisio II, della cosiddetta "Terza Linea di Cālvera" (vedi oltre)

Nel 1610 gli eredi di Antonello Rufolo pagano l'adoa su Pantano in Basilicata (vol. 44, pag.124t)

vedi: Renata Orefice, Petizioni dei Relevi. Repertorio e indice analitico per Puglia e Basilicata 1510-1698, pubblicato a Bari nel 1988 nella collana "Bibliografie e Fonti archivistiche" della Societā di Storia Patria per la Puglia, vol. 11, a pag. 296

                       

F.1. don Gianfrancesco Sanseverino barone di Cālvera

=  donna Laura nob. Grandonio dei baroni di Battifarano e Battaglia

GRANDONIO: Famiglia nobilitata dal Re Filippo II nel 1554
cfr.: F. Bonazzi, Elenco delle famiglie ...nobili.per l'ammissione nelle Reali Guardie del Corpo..., pag. 37

GRANDONIO DAMIANO - Adoa sul feudo di Battibarano (sic) in Basilicata, anno 1607 (vol. 44, f. 20t) anno 1610 (vol. 44, f. 24t). cfr: Renata Orefice, Petizioni dei Relevi. Repertorio e indice analitico per Puglia e Basilicata 1510-1698, pubblicato a Bari nel 1988 nella collana "Bibliografie e Fonti archivistiche" della Societā di Storia Patria per la Puglia, vol. 11, a pag. 155

 

G1. don Orazio Sanseverino barone di Cālvera, Casaletto e Battaglia Barone di Casaletto e Battaglia, in virtų dell'istrumento del notaio Mascolo, in data 25 luglio 1706

Citato nei seguenti documenti in Archivio di Stato di Napoli, Regia Camera della Sommaria. Segreteria. Partium - Inventario:
- f. 216. "Dionisio et Horatio Sanseverino, Francesco Vercelli et Giovanni Vincenso d'Ellia possessorii di territorii feudali, non siano molestati dall'universitā de Senise per li pagamenti"
- f. 228. "Dionisio et dottore Oratio Sanseverino, per loro suffeudo de Jannuzzo per l'adoho debito all'illustre marchese di Cerchiara et tassato in grana 15."
- f. 56. "Horatio Sanseverino possessore d'una mitā del feudo detto de Guglielmo de Marino alias de Mauro, suffeudo del prencipe di Bisignano et al presente del marchese di Cerchiaro in territorio di Senise con la discrittione de confini, quale fu del quondam Francesco Sanseverino barone di Santo Donato pervenuto ad Ascanio Sanseverino et successivamente a Giovanni Guglielmo et al comprante tassato unito detto feudo carlini 37 et per detta parte carlini 16 et l'altra mitā si possede da Carlo Cotugno."
Quest'ultimo documento certifica degli stretti rapporti esistenti con il cugino Francesco Sanseverino, del ramo dei baroni, poi duchi di San Donato, in seguito rivendicato dal figlio Mario.

= donna Margherita Gallotti baronessa di Casaletto e Battaglia

"Battaglia e Casaletto: L'11 febbraio 1778 Antonio Gallotti, per successione di Mario suo padre (+ 14 gnnaio 1768) il quale aveva ottenuto l'intestazione di dette terre per refuta del suo genitore Carlo. La famiglia Gallotti, come posseditrice di feudi per un periodo superiore ai 200 anni, venne dall'abolito Tribunale Conservatore della Nobiltā del Regno di Napoli ascritta al Registro dei Feudatari, nella persona del barone Mario, successore di Antonio e nei figliuoli di detto Mario, Carlo, Giuseppe, Giovanni ed Antonio"
cfr. F. Bonazzi di Sannicandro Le ultime intestazioni feudali ... nel cedolario di principato Citra, Napoli, 1914, pag 8 e nota 2
GALLOTTI: Ascritta al registro delle famiglie feudatarie da oltre duecento anni (prova degli aspiranti Signori Federico e Luciano Gallotti, Vol. V pag. 147), cfr.: F. Bonazzi, Elenco delle famiglie ...nobili.per l'ammissione nelle Reali Guardie del Corpo..., pag. 40
GALLOTTI: "Investita da gran tempo di feudi e titoli nobiliari" Idem, pag. 29

 

H1. don Mario Sanseverino 4° duca di San Donato 1748, 7° barone di Policastrello, 3° barone di Roggiano, 8° barone di Cālvera + 13 settembre 1763;

Mario Sanseverino di Cālvera (che rivendicava anche le baronie di Casaletto e Battaglia),  si intestō quarto duca di San Donato in virtų del noto eccezionale privilegio concesso ai Sanseverino e loro confermato anche da Carlo V nel 1520, secondo il quale in mancanza dell'erede maschio i feudi non si dovevano mai disperdere per successione femminile, dovendo essi passare al parente maschio pių vicino "in quantumcunque remotus etiam decimo et ulteriori gradu ex quacumque linea trasversali, adscendenti seu descendenti... Et inter ipsos de cognomine de Sancto Severino progenitura et gradus servatur..."  (Infatti quando nel 1606 Il principe di Bisignano Bernardino Sanseverino muore con una unica figlia, Giulia, Luigi Sanseverino conte di Saponara, cugino di SESTO grado, viene riconosciuto erede dopo un lungo processo contro il figlio di Giulia, proprio in virtų di questo diritto unico concesso alla famiglia Sanseverino)

Per questo egli si intitolō 4° duca di San Donato, 7° barone di Policastrello e 3° barone di Roggiano, 8° barone di Cālvera per essere sopravvissuto all'altro ramo della linea di Cālvera, estintosi con Anna Sanseverino di Cālvera, III duchessa di San Donato, figlia di Francesco, (vedi sopra), duca di San Donato, della quale dimostrō di essere parente maschio pių prossimo.

  (vedi: "Genealogia di Ercole Sanseverino, barone di Cālvera, e suoi discendenti", Napoli 1902, e "Illustrazioni dell'albero genealogico della famiglia Cianci di Leo Sanseverino", Napoli 1906).

Rivendicō inoltre le baronie di Casaletto e Battaglia, in virtu' dell'istrumento del notaio Mascolo, in data 25 luglio 1706, dal quale risulta che i genitori di lui, Orazio Sanseverino e Margherita dei baroni Gallotti, cosi' come l'avo Giovanfrancesco Sanseverino e la moglie Laura Grandonio, vantavano non poche ragioni su questi feudi.

La sua discendenza aggiunse il cognome e i titoli di questo ramo dei Sanseverino in quanto Mario Sanseverino, con atto pubblico del 17 gennaio 1759, cedeva il diritto di trasmissione del cognome e dei titoli di baroni di Cālvera, baroni di Casaletto, baroni di Battaglia, duchi di San Donato (oggi San Donato di Ninea) e duchi di Policastrello, a tutti i discendenti dell'unica figlia femmina, Vittoria Sanseverino di Cālvera e San Donato, che sposō il barone Sante di Leo, da cui: Francesco di Leo Sanseverino (sposa Anna Colombo), da cui Chiara di Leo Sanseverino dei baroni di Cālvera, che sposō il nob. cavaliere Alfonso Pacelli di Balvano ed ottenne il legittimo possesso di tutti i beni e i titoli paterni, da cui nacque Marianna Pacelli di Leo Sanseverino di Cālvera, VIII duchessa di San Donato, andata sposa al barone di Rutino e Monteforte don Francesco Antonio del Mercato (vedi piu' avanti)

Il diritto a portare il cognome e i titoli Sanseverino sono stati ulteriormente riconosciuti ai suoi discendenti con il Regio Decreto del 5 ottobre 1888

(nota: Anche la famiglia "Cianci di Leo Sanseverino" ottenne dalla Consulta, il riconoscimento del cognome Sanseverino proprio in virtų della discendenza da questo ramo dei Sanseverino. Cfr. Fascicolo “Cianci di Leo Sanseverino”, arch, della ex Consulta Araldica del Regno d’Italia, Roma)

Per le vicende legate alla successione del titolo vedi anche lo studio: Successione del titolo di duca di San Donato e barone di Cālvera, dai Sanseverino ai Lupis

1°) = donna Marianna o Maria Bitonti (improle?); I Bitonte erano una antica famiglia presente a Nocara ma anche a Oriolo, che contrasse ottime alleanze matrimoniali ed ebbe svariati uomini di legge; cfr.: Genealogie e cronache Calabresi di Giorgio Toscano", a cura di Pina Basile, collana "Memorie di Famiglia" delle Edizioni Scientifiche Internazionali.
.2°)  =  donna Geronima Campanino dei baroni di San Giovanni de' Zoppi, figlia di don Biagio Campanino, barone di alcune giurisdizioni su San Giovanni de' Zoppi in Principato Citra (cfr.; F. Bonazzi di Sannicandro, Le Ultime intestazioni feudali ... dell'antico Regno di Napoli, Napoli, 1915, Principato Citra, pag 56)

Il matrimonio tra Mario Sanseverino dei Baroni di Cālvera e Geronima dei Baroni Campanino č riportato a pag. 48 del testo " Cenni Storici su Cālvera" dello storico Beniamino Mazzilli (ed. Dedalo libri, Bari, 1980); l'autore presumibilmente ha attinto tale fonte da I Sanseverino Conti di Potenza e di Saponara, pubblicato nella “Rivista trimestrale di studi sull'Italia Centromeridionale” (ed. Studi Meridionali, Roma, 1975 - fascicolo III-IV).

Nelle "Memorie storiche della cittā di Campagna", Salerno, 1894,  di Rivelli, alle pagg. 281-283, si cita "don Mario Sanseverino duca di San Donato e barone di Casaletto, figlio di Orazio Sanseverino barone della Cālvera". Stando alle notizie riportate dall'autore, Mario Sanseverino non avrebbe avuto prole dalla sua seconda moglie Gironima Campanino, ma una sola figlia nata dalla sua prima unione con Maria Bitonte. Pertanto secondo questo storico, Vittoria Sanseverino sarebbe figlia di Maria Bitonte, e non della Campanino, come afferma invece il sopracitato Mazzilli.

 

(ex 2°) I1. donna Vittoria Sanseverino 5° duchessa di San Donato 8° baronessa di Policastrello e 4° baronessa di Roggiano, 9° baronessa di Cālvera. Unica figlia e ultima del suo ramo
Con atto del 17 gennaio 1759 il padre le cedeva il diritto di trasmissione del cognome e dei titoli dei Sanseverino,
nominando erede il nipote (suo figlio) Francesco di Leo, “con l'obbligo di portare il cognome e i titoli Sanseverino”.

= barone Sante di Leo, da Nocara (CS) definito nei documenti del processo esistente presso l’Archivio della ex Consulta Araldica in Roma, “patrizio di Nocara”. (Fascicolo “Cianci di Leo Sanseverino”)

 

J1. don Francesco di Leo Sanseverino, patrizio di Nocara,  6° duca di San Donato, 9° barone di Policastrello, 5° barone di Roggiano, 10° barone di Cālvera, si trasferice a Campagna (+ Campagna SA, 1765)

Con atto del 17 gennaio 1759 l’avo Mario Sanseverino lo nomina erede “con l'obbligo di portare il cognome e i titoli Sanseverino”.

=  donna Anna Maria Colombo, nobile di Coliano (SA), figlia di don Giulio e di donna Costanza di Napoli, nobile di Colliano

 

K1. donna Chiara di Leo Sanseverino, 7a duchessa di San Donato 10a baronessa di Policastrello, 6° baronessa di Roggiano, 11a baronessa di Cālvera. Ottiene il legittimo possesso di tutti i beni e i titoli paterni

= barone don Alfonso cav. Pacelli della nobile famiglia Pacelli di Balvano (PZ)

Palazzo Pacelli a Balvano (PZ)
Il palazzo Pacelli, sito in via Roma, costruito intorno al XVI secolo, costituė per vari secoli il centro della cittadina lucana, perchč fra i componenti della famiglia Pacelli numerosi furono i medici, notai, ecclesiastici (vediescovi e abati). Il palazzo, dopo varie vicissitudini, tra le quali il terremoto del 1561, venne restaurato nel 1700 da don Fabrizio Pacelli, cosė come si legge in una iscrizione coeva apposta sotto lo stemma della famiglia, sito sul portone di ingresso, contornato da un bugnato di pietra locale. Il prospetto principale su via Roma ha subito alcune trasformazioni.
Portale, finestre simmetricamente disposte, balconcino in asse al portale, fanno della facciata una prospettiva d'insieme altrettanto significativa. La tipologia si sviluppa attorno a un cortile interno che distribuisce i vari ambienti. Al piano terra vi č la cappella di famiglia, l'altare č del XVIII secolo in legno lavorato, sormontato da una nicchia contenente la statua in legno della Madonna del Monte (secolo XVII). Il terremoto del 1980 ha danneggiato l'edificio che perō non ha subito crolli delle strutture.

 

L1. donna Marianna baronessa Pacelli di Leo Sanseverino 8a duchessa di San Donato, 11a baronessa di Policastrello,7a baronessa di Roggiano, 12a baronessa di Cālvera; primogenita della nobile famiglia Pacelli di Balvano (PZ)

La nobildonna Marianna Pacelli di Leo Sanseverino, erede del ramo dei baroni di Cālvera e duchi di San Donato della grande casa principesca dei Sanseverino, primi principi del Regno e principi di Salerno.
La sua discendenza aggiunse il cognome Sanseverino in quanto la Pacelli fu discendente di Mario Sanseverino il quale, con atto pubblico del 17 gennaio 1759 cedeva il diritto di trasmissione del cognome a tutti i discendenti dell'unica figlia femmina, Vittoria Sanseverino di Cālvera, che sposō il barone Francesco di Leo Sanseverino, patrizio di Nocara  (sp. donna Anna Colombo, nobile di Colliano), da cui Chiara di Leo Sanseverino dei baroni di Cālvera che sposō il barone Alfonso Pacelli, da cui nacque la suddetta Marianna Pacelli.
Il diritto a portare il cognome Sanseverino e stato ulteriormente riconosciuto ai suoi discendenti con Regio Decreto del 5 ottobre 1888.

=  UJD don Francesco Antonio del Mercato (vedi/see)  (RAMO PRIMOGENITO) 12° barone della Foresta del Cilento , 4° barone di Rutino e Monteforte, 15° barone di Giungano, Signore dé Mattarellis etc. , * Laureana Cilento, Salerno, 12 settembre 1774; + Campagna, Salerno, tra il 1° e il 10 novembre 1859.

Commissario repubblicano per l'insurrezione del '99, con compiti di coordinamento e direzione per tutto il Cilento, andō esule in Francia per sfuggire alla condanna a 10 anni di carecere duro, da cui rientrō dopo l'amnistia nel 1801. Partecipō a tutti i moti rivoluzionari del 1820, '28 e '48 e per questo venne incarcerato molte volte. Membro di diritto della Gran Dieta della Lucania della Carboneria, promotore della setta La Propaganda, fondatore della Giovane Italia a Salerno, governatore e giudice del circondario di Vibonati (1807), giudice di Campagna (1814) e amministratore della Real Tenuta di Persano. Sposō la nobildonna Marianna, baronessa Pacelli di Leo Sanseverino, erede del ramo dei baroni di Cālvera e duchi di San Donato della grande casa principesca dei Sansverino, primi principi del Regno e principi di Salerno. La sua discendenza aggiunse cognome e titoli dei Sanseverino baroni di Cālvera e duchi di San Donato.
Nel 1820 compra il Castello di Laureana dal fratello Luigi che lo aveva a sua volta acquistato dai duchi Sanfelice
(vedi/see)

 

M1. don Valerio del Mercato Pacelli di Leo Sanseverino, 9° duca di San Donato, 13° barone di Cālvera, 5° barone di Rutino e Monteforte,, 12° barone di Policastrello, 8° barone di Roggiano , 13° barone della Foresta del Cilento 16° barone di Giungano etc., * Laureana Cilento, Salerno, 1823; + 1879;

Ingegnere, partecipa ai moti del '48, comandando una colonna di insorti. Condannato dai Borboni, la pena č poi commutata in ergastolo alla Favignana, ma sceglie l'esilio, prima in Toscana poi in Piemonte, dove insegna all'Universitā, da cui ritorna il 13 agosto 1860. Ingegnere, svolge la professione a Roma. Fondatore della Societā Produttrice di Laterizi con 15 fornaci, da Agropoli alla Calabria

=  donna Vittoria Verando ad Alessandria, una sua allieva

 

N1. donna Maria Antonia "Antonietta" del Mercato Pacelli di Leo Sanseverino, 10a duchessa di San Donato, 13a baronessa di Policastrello, 9a baronessa di Roggiano, 14a baronessa di Cālvera, 14a baronessa della Foresta del Cilento 17a baronessa di Giungano etc. * 1870; + 1912
Erede dei baroni Sanseverino di Cālvera e duchi di San Donato

La Cappella dell' Annunziata a Laureana Cilento
"La capella fu costruita sulla destra di un palazzo della famiglia del Mercato appartenente al ramo che sul finire del secolo scorso si estinse nella famiglia Lebano.
Anticamente, fino a pochi decenni or sono, dinnanzi al portale di stile gotico, che ha nella lunetta un affresco, rappresentante l'Annunciazione, vi era un avancorpo coperto, all'interno del quale vi erano dei sedili in pietra.
All'interno si conservano le lastre tombali sotto le quali venivano inumati gli eredi dei fondatori, la pių antica č di Bartolomeo del Mercato ed č datata 1502 l'altra, di poco posteriore, č di Lelio del Mercato."
Cfr.:  Pierfrancesco Del Mercato, Laureana Cilento, Napoli, 1981

Archivio Del Mercato di Laureana:  "L'ingegnere Beniamino Del Mercato di Laureana Cilento ha depositato nell'Archivio Provinciale di Stato di Salerno, tutto l'archivio di famiglia. Tale archivio consiste in 500 volumi manoscritti di opere essenzialmente giuridiche, 450 pergamene, 120 volumi di atti notarili di due diversi notai (dal 1620 al 1740 circa) e di fascicoli cartacei numerosissimi riguardanti la storia della la vita di questa nobile famiglia, titolare di numerosi feudi nel Cilento, dal secolo XIV in poi.
Le opere manoscritte sono dei giuristi Giovannicola (1618-1685), Felice (1559-1640) e Giuseppe Del Mercato ed altri.
Fra i manoscritti figura anche l'unica copia esistente degli statuti del Cilento di cui verso il 1900 venne curata la pubblicazione dal Reale Istituto di Incoraggiamento di Napoli."
da: "Relazione dell'Ufficio Centrale degli Archivi di Stato", Allegato relativo all'adunanza numero 217 dell'anno 1940.”

L'Archivio privato del Mercato: una fonte privilegiata per la storia del Cilento.
Esposizioni di carte, pergamene e manoscritti conservati nell'Archivio privato della famiglia del Mercato depositato presso l'Archivio di Stato di Salerno. Promossa da: Archivio di Stato di Salerno,  Salerno, 8 aprile – 20 maggio 2006

= Laureana Cilento, don Pasquale nob. Lebano (vedi/see) * Lustra Cilento, Salerno, 21 dicembre 1846. Battesimi L9 f. 42v

 

O1. Avv. Raffaele Lebano del Mercato Pacelli di Leo Sanseverino, 11° duca di San Donato, 14° barone di Policastrello, 10° barone di Roggiano, 15° barone di Cālvera, 15° signore della Foresta del Cilento, 18° barone di Giungano, 7° barone di Rutino e Monteforte * Laureana Cilento, Salerno, 2 giugno 1899; + Salerno, 1 gennaio 1970, Avvocato e giurista.
I Lebano risultano ascritti tra le famiglie nobili di Lustra Cilento fin dal XVI secolo e si imparentarono con i principi di Tocco, i conti Antamoro, i Monaco duchi di Sasso, i principi Capece Minutolo, i principi Granito Pignatelli di Belmonte, i Pinto baroni di San Martino.
Il magnifico Andrea Lebano é qualificato nobile vivente nel catasto onciario di Lustra del 1765. Giovanni Lebano fu scrittore e saggista a Napoli nel 1860. Gaetano fu ufficale alla corte borbonica, Pietro Lebano, medico, patriota e garibaldino, per sfuggire ai Borboni fuggi' in India dando origine al ramo indiano della famiglia, Felice Lebano (n. 1841) musicista, arpista, fondō e diresse la piu' grande orchesta di sole arpe mai esistita, dopo essersi trasferito in sudamerica. Andrea fu ambasciatore dei Borbone e ministro in Uruguay, Francesco (n. 1837), fu segretario della Real Casa di Borbone e sposō Rosa dei principi Capece Minutolo.

= Salerno, 1925, Donna Emilia nob. Carucci Capone dei baroni di Acernise (vedi/see) * Salerno, giugno 1903 + Salerno. Figlia dello storico del meridione nob. Prof. Carlo Carucci, autore tra l'altro del Codice Diplomatico Salernitano, e sorella di Monsignor Arturo Carucci, storico, prelato d'onore di Sua Santitā.

I Carucci si intestarono baroni di Acernise, per avere il nob. Domenico Carucci di Olevano sul Tusciano (ottavo avo di D. Emilia Carucci) ereditato dalla moglie Caterina de Sio la quarta parte del feudo di Acernise, in territorio di Eboli, il 27 febbraio 1628, alla quale era stato concesso dal padre che l'aveva acquistato da Donato Corcione per atto del notaio del Grosso di Olevano.
Donna Emilia Carucci Capone era nipote di Sua Eminenza Monsignor Raffaele dei nobili Capone (1829-1908, direttore dei monasteri di Salerno, vescovo di Muro Lucano e assistente al soglio pontificio, a cui venne dedicato un monumento funebre nella cattedrale di Muro Lucano, e del nob. don Cristoforo Capone (1820-1899), chirurgo della Real Marina borbonica, medico personale del Re Ferdinando II e chirurgo di camera di Francesco II di Borbone.  Accompagnō nella fuga a Vienna la principessa Maria Immacolata di Borbone, sorella di Francesco II, moglie dell'arciduca Carlo Salvatore d'Asburgo-Lorena e segui' il sovrano nell'esilio, rimanendo a Parigi fino al 1882. Venne insignito della croce dell'Ordine Costantiniano da Ferdinando II, della commenda dell'Ordine di Francesco Giuseppe e di quella dell'Ordine di San Gregorio Magno da Papa Pio IX.
La nob. Donna Emilia Carucci Capone discende anche dalla famiglia di Torquato Tasso per il matrimonio del nob. Donato Capone con la nob. D Dianora Tasso, della famiglia del sommo poeta, avvenuto nel 1711.

 

P1. donna Marina Lebano Carucci del Mercato Pacelli di Leo Sanseverino di Cālvera , 12a duchessa di San Donato, 15a baronessa di Policastrello, 11a baronessa di Roggiano, 16a baronessa di Cālvera etc. * Salerno, 29 settembre 1930; + Pescara, 25 giugno 2003; sep. Cimitero di Lambrate, Milano, giugno 2003

= 1° Duomo di Salerno, 2 settembre 1953: 34° marchese ing. don. Giovanni (Giuseppe Maria) Lupis Macedonio Palermo dei principi di Santa Margherita, 11° duca di Grottolelle, 12° barone di Poligori, 11° barone di Castania e Cuzzoghieri, patrizio di Giovinazzo etc. * Roma, 19 marzo 1928 + Scilla 25 dicembre 2010.

= 2° Westminster, Londra. 23 luglio 1973 dott. Carlo Alceo Gigliolo dei marchesi Calcagno * Mendrisio, Lugano, Svizzera 1930, + Pescara, 21 luglio 2003 senza figli

 

Q1  (ex. 1°) 35° marchese don Marco II (Luca Lorenzo Rosario) Lupis Macedonio Palermo di Santa Margherita (de Luna d'Aragona Sanseverino di Cālvera e San Donato), * Roma, 10 agosto 1960

13° duca di San Donato, 12° duca di Grottolelle, 14° marchese di Tortora, 35° marchese Lupis, 11° marchese di Ruggiano, 10° marchese di Oliveto, 8° marchese di Capriglia, marchese di Villa, Conte Palatino, 20° barone di Giungano, 17° barone di Cālvera, 16° barone di Policastrello, 12° barone di Roggiano, 13° barone di Poligori, 12° barone di Castania e Cuzzoghieri, barone di Bisaccia, barone della Corrija di Badolato, barone di Amato, 16° signore dé Mattarellis, 17° signore della Foresta del Cilento, 11° signore dell'isola di Nisida, signore feudale di Grotteria con Siderno, Martone, San Giovanni e terre annesse, e di metādel feudo di Ragusia (Gioiosa Jonica), nobile dei principi di Santa Margherita e Santo Stefano, nobile dei marchesi di Calorendi, nobile dei baroni di Martini, Mili, Capodarso, Bulgarano etc., nobile del Sacro Romano Impero, patrizio di Giovinazzo, patrizio di Messina, patrizio di Antiochia, patrizio di Amantea. Membro del Collegio Araldico dal 30 aprile 1990, Membro dell' Accademia Araldica Nobiliare Italiana, Socio Senatore (Categoria Nobiliare) dell'Istituto del Sacro Romano Impero dal 15 maggio 1989, Membro d'Onore del Colegio Heráldico Antoniano de Lisboa dal 13 ottobre 2008.

Dott. in lettere moderne, Giornalista, corrispondente, stringer e inviato speciale dall'Estremo Oriente per i maggiori giornali italiani (Panorama, Corriere della Sera, L'Espresso, La Repubblica etc.) e per la RAI-Radiotelevisione Italiana (un articolo di Marco Lupis). Dal 2005 č Presidente Onorario dell'Istituto Internazionale per lo Studio dei Ceti Dirigenti del Mediterraneo,che ha sede nell'antico Palazzo che tuttora appartiene alla sua famiglia.


* Riconosciuto nei suoi diritti nobiliari ed iscritto nel  "Registro della Nobiltā Italiana - Register of Italian Nobility", nel Gennaio  2008, con i titoli di "Duca di San Donato, barone di Cālvera" etc, come risulta dalla "Rivista Nobiliare", Anno  III, n. 1, pag. 6, dove si legge:
"Sono stati iscritti nel Registro della Nobiltā Italiana i Signori:
(omissis)
Don Marco Luca Lorenzo Rosario Lupis Macedonio Palermo di Santa Margherita,
Duca di San Donato e Policastrello, Barone di Cālvera, Barone, Patrizio di Giovinazzo (per gli altri titoli vedi in precedenza) (Grotteria-Reggio Calabria) di Don Giovanni Giuseppe Maria  e della Nob. Donna Marina Lébano Carucci Pacelli di Leo Sanseverino,  Arma: "d'azzurro ai due lupi d'oro controrampanti che reggono un cuore  di rosso"."

** Riconosciuto altresė unico erede ed autorizzato ad aggiungere il cognome
- della famiglia Macedonio (per l'estinzione totale dei rami napoletani dei duchi di Grottolelle e marchesi di Ruggiano etc, a seguito della morte senza discendenza di don Francesco III Macedonio, 6° ed ultimo duca di Grottolelle del ramo napoletano, nato a Napoli il 4 sett. 1783, con la scomparsa del quale i titoli sono passati alla linea agnatizia dei baroni di Poligori a Grotteria) (vedi/see)

- della famiglia Palermo col predicato di Santa Margherita (per l'estinzione del ramo di Grotteria e di quello dei principi di Santa Margherita e Santo Stefano, baroni di Martini etc.),

con sentenza del Consiglio di Stato n. 515 del 3.06.1997  e successivo decreto del Ministro di Grazia e Giustizia 11 febbraio 1998 in favore del barone di Castania e Cuzzoghieri don Marco Lupis di Grotteria.

 

R1. (ex. 1°)  36° marchese don Francesco (Maria Nicodemo) Lupis Macedonio Palermo di Santa Margherita, barone di Castania e Cuzzoghieri * Milano, 25 marzo 1990. .

R2. (ex. 2°)  marchesa donna Caterina (Giulia Marina) Lupis Macedonio Palermo di Santa Margherita, baronessa di Castania e Cuzzoghieri * Hong Kong, Hong Kong SAR, 25 aprile 2001.

R3. (ex 2°) marchese don Alessandro (Maria Nicodemo) Lupis Macedonio Palermo di Santa Margherita, barone di Castania e Cuzzoghieri * Catanzaro, 21 agosto 2004.

 

 

N2. donna Merope del Mercato dei baroni di Rutino e Monteforte

=  Nob. Vincenzo Visco, n. Torchiara, 13 nov. 1880

 

                O1. Professor Sabato detto Sabatino Visco, Prefetto. Nel 2006 il Comune di Salerno gli ha intestato una strada

=  donna Maria Augusta dei conti Bonmartini

 

P1. Francesca Visco Bonmartini

=  don Giacchino Granito Pignatelli principe di Belmonte (vedi/see)don

Q1. donna Parisina Granito Pignatelli dei principi di Belmonte

 

P2. Onorevole Vincenzo Visco, ex Ministro delle Finanze e del Tesoro * Foggia 18 Mar 1942

 

L2. donna Costanza Pacelli di Lei Sanseverino

=  don Pietro Acciari dei baroni di Sala

L3. donna Luigia Pacelli di Leo Sanseverino

=  don Vincenzo Sanniti

L4. donna Maria Pacelli di Leo Sanseverino, + nubile

L4. donna Vincenza Pacelli di Leo Sanseverino

=  don Nicola Farenga

 

M1. Antonia Farenga

=  nob. Michelangelo Cianci

 

N1. barone don Nicola Cianci di Leo Sanseverino Assume il cognome in forza del  decreto Reale del 5-10-1888; magistrato, storico e scrittore * Castelgrande, Potenza, Basilicata, 6 aprile 1834; + Napoli, 12 luglio 1908.

Castegrande (Potenza):  "Degni di nota e situati nel centro storico del paese sono gli antichi portali dei palazzi con decorazioni in pietra scolpita ed intagliata tra cui spicca palazzo Cianci, costruito agli inizi del 1600, con un portone in stile barocco su cui č visibile un rilevante fregio."
Indicato dal Bonazzi di Sannicandro nel suo "Famiglie nobili e titolate del napoletano" pag. 270
”Cianci di leo Sanseverino - (originaria della Cittā di Catanzaro e riconsciuta mercč Dec. Ministeriale 15 sett. 1887 nella persona dell'attuale suo rappresentante nel titolo di Nobile - resid. Napoli. Arma: d'azzurro al leone d'oro fermo sopra un monte di tre punte a naturale movente dalla punta, sormontato da tre stelle d'argento ordinate in fascia con la banda d'oro attraversante sul leone).
Per detto riconoscimento e per l'ascr. all.Elenco Regionale hanno diritto al titolo di Nob. (mf.) Nicola, di Michelangelo, di Fabbriciano, ed i suoi figliuoli Ruggiero e Michele Manfredi; ed ha diritto allo stesso titolo personalmente la sua figliola Adele

Da: "Raccolta delle famiglie nobili e notabili di Basilicata" tra il XVI ed il XIX secolo. di Francesco Scardaccione e Carlo Cudemo pag. 145 troviamo la famiglia Cianci dove al nome di Nicola sono aggiunti i cognomi Di Leo Sanseverino (n. 1835 - 1908) ed č annotato che egli assunse il cognome Sanseverino in quanto il ramo secondogenito dei Baroni Sanseverino di Cālvera si estinsero nella sua Famiglia. da: La Basilicata nel Mondo - 1924-1927
Nicola Cianci di Leo Sanseverino

 

K2. donna Margherita di Leo Sanseverino, monaca nel monastero di San Filippo e Giacomo di Campagna col nome di suor Maria Fedele * Campagna SA 2 Mar 1762 + ivi 27 Jun 1840

K3. don Giuseppe Gaetano di Leo Sanseverino, + bambino

K4. don Gaetano di Leo Sanseverino + celibe, menzionato in un atto notarile tra i genitori d. Nicola di Leo Sanseverino ed Anna Colombo

 

H2. don Francesco, dei baroni di Cālvera e duchi di San Donato; da cui il ramo dei Sanseverino di Cutro (Crotone); si trasferisce a Cutro per rivestire la carica erario del principe della Rocca (Filomarino) per lo Stato di Cutro

 

I1. don Orazio Juniore, (+ dopo il 1735) nei documenti notarili coevi č detto "de' baroni della Calvera"; nel 1735 ospitō il Re nel suo Palazzo di Cutro

= donna Virginia Peta, di antica famiglia proveniente dall'Isola di Negroponte in Gecia e insediatasi ad Isola Capo Rizzuto

(..) E fu tale e cosi feroce tale sua odiositā, da costringere alcune di esse a trasferirsi altrove, come avvenne per le famiglie Guaranj, Raimondi, e Franco, passate in quel di Cutro, la farniglia Peta ad Isola Capo Rizzuto, la Coco ad Umbriatico, e quella di Crisafo a Rossano. Secondo la tradizione sette famiglie nobili (Raymondi, Coco, Grisafo, Peta, Guarany, Franco e Sculco), con vassalli e servi " per sfuggire al giogo turco, o per indole intraprendente" lasciarono l'isola di Negroponte, l'attuale Eubea, e si stabilirono in territorio di Crotone su un colle all'interno del comprensorio di Cortina.
Sculco N., Ricordi sugli avanzi di Cotrone, Cotrone 1905,p. 49
 

J1. don Giambattista  nel 1735 ospitō il Re nel suo Palazzo di Cutro; unico figlio maschio, sembra non abbia avuto discendenza

= donna Teodora Piterā dei baroni di Clima

J2. donna Teresa dotata dalle zie donna Gloria e donna Beatrice Peta come da Albarano del 26 aprile 1753

=don Antonio Caivano

 

 

                E2. Scipione, dei baroni di Cālvera; Patrizio Napoletano (+ dopo il 1596)

 

D4. Vittoria, dei baroni di Calvera (+ dopo il 1591)

D5. Laura, dei baroni di Calvera (+ dopo il 1591)

D6. Ippolita, dei baroni di Calvera (+ dopo il 1591); forse da identificarsi con la moglie di Antonello dell'altro ramo, quello di Dionisio

D7. Beatrice, dei baroni di Calvera (+ dopo il 1591)

D8. Marzio o Mario "di Sinisi"; dei baroni di Cālvera; Patrizio Napoletano

D9. Giacomo, dei baroni di Cālvera; Patrizio Napoletano

D10.Ercole, dei baroni di Cālvera; Patrizio Napoletano; molto prob. morto bambino o giovane

D11.Ascanio, dei baroni di Cālvera; Patrizio Napoletano; nel 1613 possiede "la metā del feudo detto de Guglielmo de Marino alias de Mauro"

Regia Camera della Sommaria. Segreteria. Partium - Inventario
f. 56. Horatio Sanseverino possessore d'una mitā del feudo detto de Guglielmo de Marino alias de Mauro, suffeudo del prencipe di Bisignano et al presente del marchese di Cerchiaro in territorio di Senise con la discrittione de confini, quale fu del quondam Francesco Sanseverino barone di Santo Donato pervenuto ad Ascanio Sanseverino et successivamente a Giovanni Guglielmo et al comprante tassato unito detto feudo carlini 37 et per detta parte carlini 16 et l'altra mitā si possede da Carlo Cotugno.
Finis dicti regestri. estremi cronologici 1613, segnatura inventario 7 folio 34v

D12.Vincenza, dei baroni di Calvera (+ dopo il 1591)

 

        C2. Porzia

               = Troiano di Gerardino Castrocucco Signore di Albidona

 

                         B2. Francesco Sanseverino di Senise, barone di Cālvera, terzogenito. Patrizio Napoletano, beneficia dell’indulto dell’Imperatore

                                Carlo V emanato a Trento il 28-4-1530. Morto probabilmente recluso nel castello di Barletta prima del 2 settembre 1532

        CAPOSTIPITE DELLA COSIDDETTA "SECONDA LINEA DI Cālvera"

                                = nob. Vincenza Abenante

 

                                C1. Porzia

                                   = Odorico de Vicariis, figlio di Giacomo de Vicariis nobile salernitano dei baroni di Monteforte e di Costanza d’Avalos

(fratello di Ippolita de Vicariis, sua nuora) (vedi sotto)

 

                                C2. Pietro Antonio, (+ 11-9-1569) Patrizio Napoletano, barone di San Donato e Policastrello

Con diploma dato da Ratisbona dall’Imperatore Carlo V il 2 settembre 1532 ottenne il Regio Assenso sulla nuova investitura dei feudi di San Donato e Policastrello da parte del Principe di Bisignano (Archivio della Corona de Aragon, Real Cancelleria, reg. 3940 ff. 363t. ss.), onde poté tornare in possesso di questi ultimi.  Cfr: M. Pellicano Castagna le ultime intstazioni feudali etc. op. cit. Vol IV, ad vocem “Policastrello”, pag. 141

Acquistō dal Principe di Stigliano Luigi Carafa con patto di retrovendita, annui ducati 1530 sulle entrate fiscali di Rocca Imperiale e Torre a Mare.

Peomuove la costruzione della Chiesa della SS. Trinitā, affiancata al palazzo baronale, e, fuori le mura, la costruzione del monastero dedicato alla Madonna del Soccorso.

= Ippolita de Vicariis, figlia di Giacomo di Vicariis nobile salernitano dei baroni di Monteforte e di Costanza d’Avalos

(sorella di Odorico de Vicariis, suo suocero) (vedi sopra) Le sue doti, costituite dal principe di Bisignano, furono garantite dal suocero e dal marito sui feudi di San Donato e Policastrello (Archivio Sanseverino, I Numerazione, n. 145)

 

  D1. Isabella

         = Giovanni Ramirez Signore di San Nicola e Ardore (istromento: 27-10-1546, Regio Assenso

            16-4-1550) (+ post 16-4-1550).

  D2. Scipione (+ 20-1-1580), 1° Barone di San Donato e Policastrello, Patrizio Napoletano.

“Con Regio Assenso del 1571, registrato nel Quinternione 84, f. 1, il Principe di Bisignano Nicolō Bernardino Sanseverino – in considerazione della loro consanguneitā e del mutuo di 1.300 ducati erogatogli dallo stesso Scipione – confermō le terre di San Donato e di Policastrello con bagliva e mastrodattia; rinunciando altresė al suo diretto dominio su tali feudi che pertanto, per il futuro, si sarebbero dovuti ritenere come  in Capite Regiae Curiae con il conseguente obbligo da parte di Scipione di pagare l’adoa ed i relevi direttamente alla regia Corte. Per effetto di ciō i due feudi furono iscritti nel  Cedolario del 1572 direttamente in capo al BarScipione Sanseverino (Cedolario 79, f. 300). Cfr: M. Pellicano Castagna le ultime intstazioni feudali etc. op. cit. Vol IV, ad vocem “Policastrello”, pag. 141.

                                             = Isabella Caracciolo d’Aragona, figlia di Baldassarre Signore di Pisciotta e di Eleonora

 d‘Aragona dei Marchesi di Gerace (vedi/see)

 

                                             E1. Ippolito (+ 9-1589), 3° Barone di San Donato e Policastrello, Patrizio Napoletano.

Ebbe significatoria di relevio per le terre di San Donato e Policastrello con bagliva e mastrodattia come erede sia del padre Scipione che del fratello Antonio Maria (Spoglio Significatorie , f. 511t. che riporta dal Registro delle Significatorie 24, oggi perduto, f. 81). Si intestō pertanto nel Cedolario del 1582 (Cedolario 79, f. 296t.)  Cfr: M. Pellicano Castagna le ultime intstazioni feudali etc. op. cit. Vol IV, ad vocem “Policastrello”, pag. 141.

                                                = 18-9-1581/1-2-1582 Lucrezia Carafa, figlia di Fabrizio 3° Marchese di Castelvetere e

di Giulia Tagliavia (+ 30-6-1643) (vedi/see). Secondo il Pellicano Castagna era filglia di Girolamo e di Livia Spinelli dei duchi di Castrovillari

 

                                                    F1. Isabella (* 15-12-1582 + ?)

          = 1600 ca. Francesco di Fulvio di Costanzo, Patrizio Napoletano, dei Marchesi di

              Corleto

                                                    F2. Livia (* 25-12-1584 + ?)

a)      = 20-7-1603 Pietro de Vera, Vice Protonotario del Regno di Napoli (+ 21-9-

         1607);

b)      = 9-12-1609 don Giorgio de Mendoza e Aragona, Vicerč e Governatore della Provincia di Calabria Citra.

F3. Don Scipione (* 1588 + 1640), 4° Barone di San Donato e Patrizio Napoletano, 1° Marchese di San Donato dal 30-11-1598, 1° Duca di San Donato dal 29-9-1602, 4° barone di Policastrello. Nel 1605 la madre, donna Lucrezia Carafa, acquista per lui il feudo di Poggiano o Rogliano o Roggiano e quello rustico di Larderėa dal principe di Bisignano. L' anno successivo cadrā sotto il suo dominio anche il feudo di Altomonte, poi passato alla casa dell' Annunziata di Napoli. L' acquisto del feudo di Roggiano comporta in parte anche lo spostamento della residenza, per buona parte dell' anno, da San Donato a Roggiano della famiglia ducale.

                                                         = 19-11-1605 Anna Carafa, figlia di Francesco 1° Marchese di Bitetto edi Geronima

 de Cardenas dei Marchesi di Rende dei Conti di Acerra (vedi/see)

 

                                                         G1. Donna Lucrezia (* 27-7-1609 + ?)

                                                         = 12-11-1620 Don Francesco Spadafora 2° Principe di Maletto,

                                                         2° Marchese di Roccella di Randazzo (vedi/see)

 

                                                                H1. donna Isabella Spadafora e Sanseverino dei principi di Maletto

                                                                = don Alessandro Staiti nobile di Messina

I1. donna Lavinia Staiti  Spadafora Sanseverino nobile di Messina

Capitoli matrimoniali per notaio Giacomo di Stefano di Messina del primo luglio 1691

=  1691, don Giovanni V Palermo e Arezzo 10 barone e 1° principe di Santa Margherita il 9 novembre 1708, esecutoriato l'11 ottobre 1709, barone di Castelluccio di Modica il 3 settembre 1709

Con privilegio dato in Madrid il 9 novembre 1708, esecutoriato in Messina l'11 ottobre 1709, il re Filippo V di Spagna elevō l'antica baronia di Santo Stefano e Santa Margherita, posseduta dalla famiglia Palermo fin dal XIV secolo, al rango di principato. (Vedi: Palermo di Santa Margherita)

G2. Don Francesco (* 1-11-1611; + 10-8-1648 ucciso dai suoi vassalli di San Donato), 2° Duca di San Donato l’11 dicembre 1640 , 5° barone di Policastrello e 1° barone di Roggiano e Patrizio Napoletano.

    = donna Porzia Sanseverino, 6° baronessa di Cālvera (vedi sopra), di don Francesco, 5° barone di Cālvera e donna Caterina Caracciolo di Marsicotevere. Il Bisignani,  I Sanseverino, ramo San Donato, op. cit.,  la dice "figlia del duca di Marianello" Marianello o Marianella perō, antico casale di Napoli oggi inglobato nell'area metropolitana napoletana, appartenne fin dal '600 con titolo di duca agli Spinelli Barrile (vedi), dunque non si capisce con quale fondamento lo storico possa affermarlo.

Comunque la paternitā e maternitā di Porzia si evincono dal volume "Palazzo Sersale a Cerisano", di Virginia Todaro, Cosenza 2003, Pellegrini Editore, a pag. 87 dove, in note 65 la si dice "figlia di Francesco Sanseverino, barone di Calvera e di Beatrice Caraciolo (sorella di Cornelia Caracciolo) cugina di Eleonora Exagues, e vedova di Francesco Sanseverino (omonimo del padre di Porzia) duca di San Donato e di Ottavio Carafa principe di Belvedere. Da quest'ultimo aveva avuto un figlio di nome Carlo".
La stessa autrice riporta le date di nascita e morte di Porzia, nell'albero genealogico pubblicato a pag.70, oltre alla data del matrimonio con il Sersale e cita ancora il testamento di Porzia, sempre a pag. 87, nota 67, rogato per notar Giovan Battista Tavernise di Cosenza l'11 giugno 1660 (in Arch. di Stato di Cosenza, f.99v)

 

H1. (ex. 2°) Donna Anna (* 1645; + a 9 anni nel 1654), 3a Duchessa di San Donato, 6a baronessa di Policastrello, 2a baronessa di Roggiano, 7a baronessa di Cālvera

In lei si riuniscono TUTTE le intestazioni feudali dei DUE rami Sanseverino, quello dei duchi di San Donato, baroni di Policastrello e Roggiano, per parte paterna, e quello dei baroni di Cālvera per parte materna

Il 18 dicembre 1649 ebbe significatoria di relevio per le terre di San Donato, Policastrello, Roggiano e per il feudo di Larderia, come erede del Duca Francesco, suo padre (Spoglio Significatorie II, f. 2, che riporta dal Registro Significatorie 61)

Muore a 9 anni e l’intero patrimonio feudale della sua famiglia tornō alla Regia Corte, presso la quale lo rivendicō, con il titolo di Duca di San Donato, Policastrello e Roggiano, il cugino Mario Sanseverino di Cālvera (vedi pių avanti) che si intitolō 4° duca di San Donato, 7° barone di Policastrello e 3° barone di Roggiano per essere l'unico sopravvissuto della linea agnatizia pių prossima, ovvero dell'altro ramo della linea di Cālvera, il cosiddetto “III ramo di Cālvera”.

Mario Sanseverino di Cālvera rivendicō inoltre le baronie di Casaletto e Battaglia, in virtu' dell'istrumento del notaio Mascolo in data 25 luglio 1706, dal quale risulta che i genitori di lui, Orazio Sanseverino e Margherita dei baroni Gallotti, cosi' come l'avo Giovan Fancesco Sanseverino e la moglie Laura Grandonio, vantavano non poche ragioni su questi feudi.

La sua discendenza aggiunse il cognome Sanseverino in quanto Mario Sanseverino, con atto del del 17 gennaio 1759, cedeva poi il diritto di trasmissione del cognome e dei titoli a tutti i discendenti dell'unica figlia femmina, Vittoria Sanseverino di Cālvera e San Donato, che sposō il barone Sante di Leo, da cui Francesco di Leo Sanseverino (sp. Anna Colombo), da cui Chiara di Leo Sanseverino dei baroni di Cālvera che sposō il nob. Cav. Alfonso Pacelli, ed ottenne il legittimo possesso di tutti i beni e i titoli paterni, da cui nacque Marianna. Pacelli di Leo Sanseverino.

Il diritto a portare il cognome e i titoli Sanseverino é stato ulteriormente riconosciuto ai suoi discendenti con Regio Decreto del 5 ottobre 1888..

 

H2 - H3. Due figlie femmine morte ammazzate dai vassalli durante i tumulti seguiti alla rivolta di Masianello:

"E' un periodo di grave malcontento per i sandonatesi, che in concomitanza e in conseguenza dei fatti successi nella capitale del Regno nel 1647, tumultuarono contro il loro signore, al quale tolsero ogni rispetto ed obbedienza "mettendo fuoco ai suoi magazzini di grano, ammazzandogli tutte le mandrie dei vari animali, facendo prigioniera la Duchessa, con morte di due sue femmine e del fattore e con tanti altri eccessi di crudeltā", come risulta da un dispaccio del Residente veneto a Napoli in data 6 Agosto 1647." cfr. R. Bisignani, I Sanseverino, ramo San Donato, sta in "Calabria Nobilissima", 1989, 42-43, 33-70

 

                                                         G3. Donna Francesca (* 1-11-1611 + ?).

                                                         G4. Donna Livia (* 6-11-1613 + ?), monaca nel monastero della Sapienza a Napoli

                                                               dal 1632.

                                                         G5. Don Ippolito (* 1615 ca. + poco prima 1640), Patrizio Napoletano.

    (qualche fonte riporta erroneamente che abbia sposato Porzia Sanseverino Signora di Cālvera (vedi sopra), ma invece, essendo morto in giovane etā, č probabile che sia morto celibe)

                                                         G6. Donna Giovanna (* 15-12-1622 + ?), Badessa del monastero di San Giovanni

                                                               Battista dal 1647.

    

                                            E2. Antonio Maria (+ 6-8-1580), Patrizio Napoletano. 2° barone di San Donato e Policastrello, sucesse al padre

solo per alcuni mesi essendo morto prematuramente, e pertanto non pagō il relevio nč si intestō nel Cedolario

                                            E3. Caterina. Dovrebbe essere lei la Caterina Sanseverino che risulta debitrice per adoa sulle sue terre in Basilicata nel 1534(vol. 15, ff. 83t e 84t)

                                            vedi: Renata Orefice, Petizioni dei Relevi. Repertorio e indice analitico per Puglia e Basilicata 1510-1698, pubblicato a Bari nel 1988 nella collana "Bibliografie e Fonti archivistiche" della Societā di Storia Patria    per la Puglia, vol. 11, a pag. 311

a)      = Scipione di Giovanni Cossa, Patrizio Napoletano

b)      = Ottavio Tuttavilla dei Conti di Sarno, Patrizio Napoletano (vedi/see)

          E4. Clarice

                 = 11-9-1589 Ottaviano Capecelatro, Patrizio Napoletano (vedi/see)

          E5. Cesare citato dal Bisignani pag. 51 come "zio paterno" del nipote Scipione

 

                                      D3. Bernardino, Patrizio Napoletano.

                                        = donna Citrara Nicolaci da Policastrello

 

                                            E1 Francesco (+ dopo il 25 giugno 1579) citato dal Bisignani; pag. 49; destinatario di un legato di 1000 ducati nel testamento dello zio Scipione

                                            E2. Padre maestro Ludovico (+ dopo il 25 giugno 1579) dei Minori Conventuali di S. Francesco; ospite del Convento di S. Lorenzo Maggiore a Napoli

 

                                      D4. Cesare, Patrizio Napoletano.

 

                                C3. Giulio, Patrizio Napoletano.

 

B3. Dionisio Sanseverino di Senise, barone di Cālvera, secondogenito

CAPOSTIPITE DELLA COSIDDETTA "TERZA LINEA DI Cālvera"

 Patrizio Napoletano, *Senise, Potenza, Basilicata, 1470.

Per la genealogia di questa linea si fa riferimento, tra gli altri, in particolare alle seguenti fonti:

- N. Cianci di Leo Sanseverino, Genealogia di Ercole Sanseverino, barone di Cālvera, e suoi discendenti, Napoli 1902

                                                 Illustrazioni dell'albero genealogico della famiglia Cianci di Leo Sanseverino, Napoli 1906.

- Beniamino Mazzilli, Cenni Storici su Cālvera, ed. Dedalo libri, Bari, 1980

- I Sanseverino Conti di Potenza e di Saponara, pubblicato nella “Rivista trimestrale di studi sull'Italia Centromeridionale” (ed. Studi Meridionali, Roma, 1975 - fascicolo III-IV).

- Fascicolo “Cianci di Leo Sanseverino”, arch, della ex Consulta Araldica del Regno d’Italia, Roma

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C.1 donna Sveva Sanseverino risulta nei fuochi di Senise insieme al padre Dionisio e al fratello Antonello.

Ha il nome della nonna, Sveva Acquaviva (vedi sopra)

C.1. don Antonello II Sanseverino barone di Cālvera; nel 1500 ereditō tutti i beni  + dopo il 1500.

Ha il nome del nonno, Antonello I Sanseverino, signore di Cālvera (vedi sopra)

= donna Ippolita N?,  forse anche lei una Sanseverino e forse la Ippolita figlia di Marco Antonio

 

D.1. don Dionisio II Sanseverino barone di Cālvera + dopo il 1613

Citato nei seguenti documenti in Archivio di Stato di Napoli, Regia Camera della Sommaria. Segreteria. Partium - Inventario:

- f. 216. "Dionisio et Horatio Sanseverino, Francesco Vercelli et Giovanni Vincenso d'Ellia possessorii di territorii feudali, non siano molestati dall'universitā de Senise per li pagamenti"
- f. 228. "Dionisio et dottore Oratio Sanseverino, per loro suffeudo de Jannuzzo per l'adoho debito all'illustre marchese di Cerchiara et tassato in grana 15."

- f. 56. "Horatio Sanseverino possessore d'una mitā del feudo detto de Guglielmo de Marino alias de Mauro, suffeudo del prencipe di Bisignano et al presente del marchese di Cerchiaro in territorio di Senise con la discrittione de confini, quale fu del quondam Francesco Sanseverino barone di Santo Donato pervenuto ad Ascanio Sanseverino et successivamente a Giovanni Guglielmo et al comprante tassato unito detto feudo carlini 37 et per detta parte carlini 16 et l'altra mitā si possede da Carlo Cotugno."

Quest'ultimo documento certifica degli stretti rapporti esistenti con il cugino Francesco Sanseverino, del ramo dei baroni, poi duchi di San Donato

=  donna Laura Rufolo probabilmente appartenente al ramo pugliese-lucano della famiglia patrizia di Ravello. Il suo matrimonio con Dionisio non č certo, mentre certo č quello col cugino del cosiddetto "Primo Ramo di Cālvera", Giovan Geronimo (vedi sopra)

Nel 1610 gli eredi di Antonello Rufolo pagano l'adoa su Pantano in Basilicata (vol. 44, pag.124t)

vedi: Renata Orefice, Petizioni dei Relevi. Repertorio e indice analitico per Puglia e Basilicata 1510-1698, pubblicato a Bari nel 1988 nella collana "Bibliografie e Fonti archivistiche" della Societā di Storia Patria per la Puglia, vol. 11, a pag. 296

 

 

 

FONTI: per le fonti specifiche si fa riferimento alla seguente bibliografia

           

            - M. Pellicano Castagna le ultime intestazioni feudali etc. op. cit. Vol IV, ad vocem “Sangineto”, Vol I, pag.65 e “Bisignano”

                pag. 228,  “Policastrello”, Vol. IV, pag. 141 e segg., Vol. V (inedito) “San Donato”

- R. Bisignani, I Sanseverino, ramo San Donato, sta in "Calabria Nobilissima", 1989, 42-43, 33-70

- N. Cianci di Leo Sanseverino, Genealogia di Ercole Sanseverino, barone di Cālvera, e suoi discendenti, Napoli 1902

                                                Illustrazioni dell'albero genealogico della famiglia Cianci di Leo Sanseverino, Napoli 1906.

                                                Nuove illustrazioni dell'albero genealogico della famiglia Cianci di Leo Sanseverino. Napoli, Morano, 1902.

- B. Mazzilli, Cenni Storici su Cālvera (ed. Dedalo libri, Bari, 1980

- A. Rivelli, Memorie storiche della cittā di Campagna, rist. Forni, Bologna, 2002

- I Sanseverino Conti di Potenza e di Saponara, sta in “Rivista trimestrale di studi sull'Italia Centromeridionale”, Roma, 1975 - fascicolo III-IV).

- Fascicolo “Cianci di Leo Sanseverino”, arch, della ex Consulta Araldica del Regno d’Italia, Roma

 

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