
SANSEVERINO
Linee dei
Baroni di Cālvera e Duchi di San Donato
(con la
successione del titolo ducale di San Donato)
Ercole Sanseverino,
Signore di Cālvera e Patrizio Napoletano dei conti di Tricarico e Chiaromonte.
Sposa
Egidia di Calabria (di Callara) Signora di Cālvera
A1. Antonello, Signore di
Cālvera e Patrizio Napoletano.
=
Sveva Acquaviva. Nella genealogia degli
Acquaviva, Belisario
Acquaviva d'Aragona (* 1464 + di peste, Napoli 24-7-1528) 14° Conte di
Conversano sposa
Donna
Sveva Sanseverino, figlia di Don Gerolamo 2° Principe di Bisignano
La
collocazione temporale sarebbe perfettamente compatibile per fare di
questultima Sveva Sanseverino una ZIA (o al limite anche una nonna) della
Sveva Acquaviva moglie di Antonello Sanseverino e della quale potrebbe
riprendere il nome di battesimo.
B1. Ercole Sanseverino di Senise, barone di Cālvera, primogenito, 1° barone di Cālvera (investito dal Principe di Bisignano
con privilegio datato: Senise 26-9-1514), Patrizio Napoletano,
CAPOSTIPITE DELLA COSIDDETTA "PRIMA LINEA DI Cālvera"
=
.
C1.
Marco Antonio, 2° barone di Cālvera (investito dal Principe di
Bisignano con privilegio datato:
Cassano 7-6-1526) e Patrizio Napoletano.
= Vittoria Castrocucco, figlia di Gerardino, Signore di Albidona
D1. Ercole, Patrizio Napoletano
D2. Taddeo, 3° barone di Cālvera e Patrizio
Napoletano.
=
..
E1. Ercole (+ ante 1595), 4° barone di Cālvera e Patrizio
Napoletano.
= Donna Beatrice, figlia di Don Giulio Cesare Caracciolo dei Duchi di
Martina, Patrizio
Napoletano, e di Vittoria Caracciolo dei Conti di Bicarri
(vedi/see)
F1.
Francesco, 5° barone di Cālvera (investito da Francesco Teodoro
Sanseverino Duca di
San Pietro in Galatina con Privilegio del 28-10-1595).
= Caterina, figlia di Ettore Caracciolo Signore di Marsicovetere,
Patrizio Napoletano,
e di Porzia Caracciolo (vedi/see)
G1. Porzia
primogenita (* 22 Mar 1627 + 13 Giu 1660), 6° baronessa di
Cālvera.
a)
= 1638
ca. Don Francesco Sanseverino 2° duca di San Donato,
5° barone di Policastrello
e 1° barone di Roggiano
di don Scipione di di donna Anna Carafa.
b)
= Don
Ottavio Carafa 3° Marchese di Anzi, 1° Principe di Belvedere e Patrizio
Napoletano (* 5-4-1589 + 18-12-1652);
c) = 1656 Girolamo Sersale 4° Principe di Castelfranco (vedi/see)
ex 1°) H1 Donna Anna Sanseverino (+ a 9 anni di etā nel 1654), 3° Duchessa
di San Donato, 6° baronessa di Policastello e 2° baronessa di Roggiano,
7° baronessa di Cālvera.
In lei si riuniscono TUTTE le intestazioni feudali dei DUE rami Sanseverino, quello dei duchi di San Donato, baroni di Policastrello e Roggiano, per parte paterna, e quello dei baroni di Cālvera per parte materna (vedi oltre),
G2. Beatrice
secondogenita
a) = Don Luigi Montalto dei Duchi di Fragnito, Patrizio Napoletano
(vedi/see)
b) = Diego Francesco Ceva Grimaldi 2° Marchese di Pietracatella
E2. Marcello, Patrizio Napoletano.
C2. Porzia
= Troiano di
Gerardino Castrocucco Signore di Albidona
B2.
Francesco Sanseverino di Senise, barone di Cālvera,
Carlo V emanato a Trento il 28-4-1530. Morto probabilmente recluso nel castello di Barletta prima del 2 settembre 1532
CAPOSTIPITE DELLA COSIDDETTA "SECONDA LINEA DI Cālvera"
= nob. Vincenza Abenante
C1. Porzia
= Odorico de Vicariis, figlio di Giacomo de Vicariis nobile salernitano
dei baroni di Monteforte e di Costanza dAvalos
(fratello di Ippolita de
Vicariis, sua nuora)
(vedi sotto)
C2. Pietro Antonio, (+ 11-9-1569) Patrizio Napoletano,
barone di San Donato e Policastrello
Con diploma dato da Ratisbona dallImperatore Carlo V il 2 settembre 1532
ottenne il Regio Assenso sulla nuova investitura dei feudi di San Donato e
Policastrello da parte del Principe di Bisignano (Archivio della Corona de
Aragon, Real Cancelleria, reg. 3940
ff. 363t. ss.), onde poté tornare in possesso di questi ultimi.
Cfr: M. Pellicano Castagna le
ultime intstazioni feudali etc. op. cit.
Vol IV, ad vocem Policastrello, pag. 141
Acquistō dal
Principe di Stigliano Luigi Carafa con patto di retrovendita, annui ducati
1530 sulle entrate fiscali di Rocca Imperiale e Torre a Mare.
Peomuove la
costruzione della Chiesa della SS. Trinitā, affiancata al palazzo baronale, e,
fuori le mura, la costruzione del monastero dedicato alla Madonna del
Soccorso.
= Ippolita de Vicariis, figlia di
Giacomo di Vicariis nobile salernitano dei baroni di Monteforte e di Costanza
dAvalos
(sorella di Odorico de Vicariis, suo suocero)
(vedi sopra)
Le sue doti, costituite dal principe di Bisignano, furono garantite dal
suocero e dal marito sui feudi di San Donato e Policastrello (Archivio
Sanseverino, I Numerazione, n. 145)
D1. Isabella
= Giovanni Ramirez Signore di San Nicola e Ardore (istromento:
27-10-1546, Regio Assenso
16-4-1550) (+ post 16-4-1550).
D2. Scipione (+
20-1-1580), 1° Barone di San Donato e Policastrello, Patrizio Napoletano.
Con Regio Assenso del 1571, registrato nel
Quinternione 84, f. 1, il Principe di Bisignano Nicolō Bernardino
Sanseverino in considerazione della loro consanguneitā e del mutuo di
1.300 ducati erogatogli dallo stesso Scipione confermō le terre di San
Donato e di Policastrello con bagliva e mastrodattia; rinunciando altresė al
suo diretto dominio su tali feudi che pertanto, per il futuro, si sarebbero
dovuti ritenere come
in Capite Regiae Curiae con il
conseguente obbligo da parte di Scipione di pagare ladoa ed i relevi
direttamente alla regia Corte. Per effetto di ciō i due feudi furono iscritti
nel Cedolario
del 1572 direttamente in capo al BarScipione Sanseverino (Cedolario
79, f. 300). Cfr: M. Pellicano Castagna
le ultime intstazioni feudali etc. op. cit.
Vol IV, ad vocem Policastrello, pag. 141.
= Isabella Caracciolo dAragona, figlia di Baldassarre Signore di
Pisciotta e di Eleonora
dAragona
dei Marchesi di Gerace (vedi/see)
E1. Ippolito (+ 9-1589), 3°
Barone di San Donato e Policastrello, Patrizio Napoletano.
Ebbe significatoria di relevio per le terre di San Donato
e Policastrello con bagliva e mastrodattia come erede sia del padre Scipione
che del fratello Antonio Maria (Spoglio Significatorie , f. 511t. che riporta
dal Registro delle Significatorie 24, oggi perduto, f. 81). Si intestō
pertanto nel Cedolario del 1582 (Cedolario 79, f. 296t.)
Cfr: M. Pellicano
Castagna le ultime intstazioni feudali etc. op. cit. Vol IV, ad vocem Policastrello, pag. 141.
= 18-9-1581/1-2-1582 Lucrezia Carafa, figlia di Fabrizio 3° Marchese di
Castelvetere e
di Giulia Tagliavia (+ 30-6-1643) (vedi/see).
Secondo il
Pellicano Castagna era filglia di Girolamo e di Livia Spinelli dei duchi di
Castrovillari
F1. Isabella (* 15-12-1582 + ?)
= 1600 ca. Francesco di Fulvio di Costanzo, Patrizio Napoletano, dei
Marchesi di
Corleto
F2. Livia (* 25-12-1584 + ?)
a)
=
20-7-1603 Pietro de Vera, Vice Protonotario del Regno di Napoli (+ 21-9-
1607);
b)
=
9-12-1609 don Giorgio de Mendoza
F3. Don Scipione (* 1588 + 1640), 3° Barone di San Donato e Patrizio Napoletano, 1° Marchese di San Donato dal 30-11-1598, 1° Duca dal 29-9-1602, 4° barone di Policastrello. Nel 1605 la madre, donna Lucrezia Carafa, acquista per lui il feudo di Poggiano o Rogliano o Roggiano e quello rustico di Larderėa dal principe di Bisignano. L' anno successivo cadrā sotto il suo dominio anche il feudo di Altomonte, poi passato alla casa dell' Annunziata di Napoli. L' acquisto del feudo di Roggiano comporta in parte anche lo spostamento della residenza, per buona parte dell' anno, da San Donato a Roggiano della famiglia ducale.
= 19-11-1605 Anna Carafa, figlia di Francesco 1° Marchese di Bitetto
edi Geronima
de
Cardenas dei Marchesi di Rende dei Conti di Acerra
(vedi/see)
G1. Donna Lucrezia (* 27-7-1609 +
?)
= 12-11-1620 Don Francesco Spadafora 2° Principe di Maletto,
2° Marchese di Roccella di Randazzo (vedi/see)
H1. donna Isabella Spadafora e Sanseverino dei principi di Maletto
= don Alessandro Staiti nobile di Messina
I1. donna Lavinia Staiti Spadafora Sanseverino nobile di Messina
Capitoli matrimoniali per notaio Giacomo di Stefano di Messina del primo luglio 1691
= 1691, don Giovanni V Palermo e Arezzo 10 barone e 1° principe di Santa Margherita il 9 novembre 1708, esecutoriato l'11 ottobre 1709, barone di Castelluccio di Modica il 3 settembre 1709
Con privilegio dato in Madrid il 9 novembre 1708, esecutoriato in Messina l'11 ottobre 1709, il re Filippo V di Spagna elevō l'antica baronia di Santo Stefano e Santa Margherita, posseduta dalla famiglia Palermo fin dal XIV secolo, al rango di principato. (Vedi: Palermo di Santa Margherita)
G2. Don Francesco (* 1-11-1611; +
10-8-1648 ucciso dai suoi vassalli di San Donato), 2° Duca di San Donato l11
dicembre 1640 , 5° barone di
Policastrello e 1° barone di Roggiano e Patrizio Napoletano
= 1° Caterina
.. (Pellicano Castagna non menziona questo primo
matrimonio
= 2° Porzia
Sanseverino, 6° baronessa di Cālvera
(vedi sopra),
di don Francesco, 5° barone di Cālvera e donna Caterina Caracciolo di
Marsicotevere.
Comunque la
paternitā e maternitā di Porzia si evincono dal volume "Palazzo Sersale a
Cerisano", di Virginia Todaro, Cosenza 2003, Pellegrini Editore, a pag. 87
dove, in note 65 la si dice "figlia di Francesco Sanseverino, barone di
Calvera e di Beatrice Caraciolo (sorella di Cornelia Caracciolo) cugina di
Eleonora Exagues, e vedova di Francesco Sanseverino (omonimo del padre di
Porzia) duca di San Donato e di Ottavio Carafa principe di Belvedere. Da
quest'ultimo aveva avuto un figlio di nome Carlo".
La stessa autrice riporta le date di nascita e morte di Porzia, nell'albero
genealogico pubblicato a pag.70, oltre alla dta del matrimonio con il Sersale
e cita ancora il testamento di Porzia, sempre a pag. 87, nota 67, rogato per
notar Giovan Battista Tavernise di Cosenza l'11 giugno 1660 (in Arch. di Stato
di Cosenza, f.99v)
H1. (ex. 2°)
Donna Anna (* 1645; + a 9 anni nel 1654), 3a Duchessa di
San Donato, 6a baronessa di
Policastrello, 2a baronessa di Roggiano, 7a baronessa
di Cālvera
In lei si riuniscono TUTTE le
intestazioni feudali dei DUE rami Sanseverino, quello dei duchi di San Donato,
baroni di Policastrello e Roggiano, per parte paterna, e quello dei baroni di
Cālvera per parte materna
Il 18 dicembre 1649 ebbe significatoria di relevio per le terre di San
Donato, Policastrello, Roggiano e per il feudo di Larderia, come erede del
Duca Francesco, suo padre (Spoglio
Significatorie II, f. 2, che riporta dal
Registro Significatorie 61)
Muore a 9
anni e lintero patrimonio feudale della sua famiglia tornō alla Regia Corte,
presso la quale lo rivendicō, con il titolo di Duca di San Donato,
Policastrello e Roggiano, il cugino
Mario Sanseverino di Cālvera
(vedi pių
avanti) che
si intitolō 4° duca di San Donato, 7° barone di Policastrello e 3° barone di
Roggiano per essere l'unico sopravvissuto della linea agnatizia pių prossima,
ovvero dell'altro ramo della linea di Cālvera, il cosiddetto III ramo di
Cālvera.
Mario
Sanseverino di Cālvera rivendicō inoltre le baronie di Casaletto e Battaglia,
in virtu' dell'istrumento del notaio Mascolo in data 25 luglio 1706, dal quale
risulta che i genitori di lui,
Orazio Sanseverino e Margherita dei baroni Gallotti, cosi' come l'avo
Giovan Fancesco Sanseverino e la moglie Laura Grandonio, vantavano non
poche ragioni su questi feudi.
La sua
discendenza aggiunse il cognome Sanseverino in quanto Mario Sanseverino, con
atto del del 17 gennaio 1759, cedeva poi il diritto di trasmissione del
cognome e dei titoli a tutti i discendenti dell'unica figlia femmina, Vittoria
Sanseverino di Cālvera e San Donato, che sposō il barone Sante di Leo, da cui
Francesco di Leo Sanseverino (sp. Anna Colombo), da cui Chiara di Leo
Sanseverino dei baroni di Cālvera che sposō il nob. Cav. Alfonso Pacelli, ed
ottenne il legittimo possesso di tutti i beni e i titoli paterni, da cui
nacque Marianna. Pacelli di Leo Sanseverino.
Il diritto a portare il cognome e i titoli Sanseverino é stato ulteriormente riconosciuto ai suoi discendenti con Regio Decreto del 5 ottobre 1888..
H2 - H3. Due figlie femmine morte ammazzate dai vassalli durante i tumulti seguiti alla rivolta di Masianello:
"E' un periodo di grave malcontento per i sandonatesi, che in concomitanza e in conseguenza dei fatti successi nella capitale del Regno nel 1647, tumultuarono contro il loro signore, al quale tolsero ogni rispetto ed obbedienza "mettendo fuoco ai suoi magazzini di grano, ammazzandogli tutte le mandrie dei vari animali, facendo prigioniera la Duchessa, con morte di due sue femmine e del fattore e con tanti altri eccessi di crudeltā", come risulta da un dispaccio del Residente veneto a Napoli in data 6 Agosto 1647." cfr. R. Bisignani, I Sanseverino, ramo San Donato, sta in "Calabria Nobilissima", 1989, 42-43, 33-70
G3. Donna Francesca (* 1-11-1611 + ?).
G4. Donna Livia (* 6-11-1613 + ?), monaca nel monastero della
Sapienza a Napoli
dal 1632.
G5. Don Ippolito (* 1615 ca. + poco prima 1640), Patrizio
Napoletano.
(qualche fonte
riporta erroneamente che abbia sposato Porzia Sanseverino Signora di Cālvera
(vedi sopra), ma invece, essendo morto in giovane etā, č probabile che sia morto
celibe)
G6. Donna Giovanna (* 15-12-1622 + ?), Badessa del monastero di
San Giovanni
Battista dal 1647.
E2. Antonio Maria (+ 6-8-1580), Patrizio Napoletano. 2° barone di San Donato e Policastrello, sucesse al padre
solo per alcuni mesi essendo
morto prematuramente, e pertanto non pagō il relevio nč si intestō nel
Cedolario
E3.
Caterina
vedi: Renata Orefice, Petizioni dei Relevi. Repertorio e indice analitico per Puglia e Basilicata 1510-1698, pubblicato a Bari nel 1988 nella collana "Bibliografie e Fonti archivistiche" della Societā di Storia Patria per la Puglia, vol. 11, a pag. 311
a)
=
Scipione di Giovanni Cossa, Patrizio Napoletano
b)
= Ottavio
Tuttavilla dei Conti di Sarno, Patrizio Napoletano
(vedi/see)
E4. Clarice
= 11-9-1589 Ottaviano Capecelatro, Patrizio Napoletano (vedi/see)
E5. Cesare citato dal Bisignani pag. 51 come "zio paterno" del nipote Scipione
D3. Bernardino, Patrizio Napoletano.
= donna Citrara Nicolaci da Policastrello
E1 Francesco (+ dopo il 25 giugno 1579) citato dal Bisignani; pag. 49; destinatario di un legato di 1000 ducati nel testamento dello zio Scipione
E2. Padre maestro Ludovico (+ dopo il 25 giugno 1579) dei Minori Conventuali di S. Francesco; ospite del Convento di S. Lorenzo Maggiore a Napoli
D4. Cesare, Patrizio Napoletano.
C3. Giulio, Patrizio Napoletano.
B3. Dionisio Sanseverino di Senise, barone di Cālvera, secondogenito
CAPOSTIPITE DELLA COSIDDETTA "TERZA LINEA DI Cālvera"
Patrizio Napoletano, *Senise, Potenza, Basilicata,
Italia, 1470.
Per la genealogia
di questa linea si fa riferimento, tra gli altri, in particolare alle seguenti
fonti:
- N. Cianci di Leo Sanseverino, Genealogia di Ercole Sanseverino, barone di Cālvera, e suoi
discendenti, Napoli 1902
Illustrazioni dell'albero genealogico della famiglia Cianci di Leo
Sanseverino, Napoli 1906.
-
Beniamino Mazzilli,
Cenni Storici su Cālvera,
ed. Dedalo libri, Bari, 1980
- I Sanseverino Conti
di Potenza e di Saponara, pubblicato nella Rivista trimestrale di studi
sull'Italia Centromeridionale (ed. Studi Meridionali, Roma, 1975 - fascicolo
III-IV).
-
Fascicolo Cianci di Leo Sanseverino,
arch, della ex Consulta Araldica del Regno dItalia, Roma
C.1
donna Sveva Sanseverino risulta nei
fuochi di Senise insieme al padre Dionisio e al fratello Antonello
C.1. don Antonello II Sanseverino barone di Cālvera; nel 1500 ereditō tutti i beni + dopo il 1500.
Ha il nome del nonno, Antonello I Sanseverino, signore di Cālvera (vedi sopra)
= donna
Ippolita N?, forse anche lei una
Sanseverino
D.1. don Dionisio II Sanseverino barone di Cālvera + dopo il 1613
Citato nei seguenti documenti in Archivio di Stato di Napoli, Regia Camera della Sommaria. Segreteria. Partium - Inventario:
- f. 216. "Dionisio et
Horatio Sanseverino, Francesco Vercelli et Giovanni Vincenso d'Ellia
possessorii di territorii feudali, non siano molestati dall'universitā de
Senise per li pagamenti"
- f. 228. "Dionisio et dottore Oratio Sanseverino, per loro suffeudo de
Jannuzzo per l'adoho debito all'illustre marchese di Cerchiara et tassato in
grana 15."
- f. 56. "Horatio Sanseverino possessore d'una mitā del feudo detto de Guglielmo de Marino alias de Mauro, suffeudo del prencipe di Bisignano et al presente del marchese di Cerchiaro in territorio di Senise con la discrittione de confini, quale fu del quondam Francesco Sanseverino barone di Santo Donato pervenuto ad Ascanio Sanseverino et successivamente a Giovanni Guglielmo et al comprante tassato unito detto feudo carlini 37 et per detta parte carlini 16 et l'altra mitā si possede da Carlo Cotugno."
Quest'ultimo documento certifica degli stretti rapporti esistenti con il cugino Francesco Sanseverino, del ramo dei baroni, poi duchi di San Donato, titolo che verrā poi rivendicato proprio dal discendente diretto di Dionisio II, Mario Sanseverino (vedi oltre)
= donna Laura Rufolo probabilmente appartenente al ramo pugliese-lucano della famiglia patrizia di Ravello
Nel 1610 gli eredi di Antonello Rufolo pagano l'adoa su Pantano in Basilicata (vol. 44, pag.124t)
vedi: Renata Orefice, Petizioni dei Relevi. Repertorio e indice analitico per Puglia e Basilicata 1510-1698, pubblicato a Bari nel 1988 nella collana "Bibliografie e Fonti archivistiche" della Societā di Storia Patria per la Puglia, vol. 11, a pag. 296
E.1.
don Gianfrancesco Sanseverino
barone di Cālvera
=
donna Laura nob. Grandonio dei baroni di Battifarano e Battaglia
GRANDONIO:
Famiglia nobilitata dal Re Filippo II nel 1554
cfr.: F. Bonazzi, Elenco delle famiglie
...nobili.per l'ammissione nelle Reali Guardie del Corpo..., pag. 37
GRANDONIO DAMIANO - Adoa sul feudo di Battibarano (sic) in Basilicata, anno 1607 (vol. 44, f. 20t) anno 1610 (vol. 44, f. 24t). cfr: Renata Orefice, Petizioni dei Relevi. Repertorio e indice analitico per Puglia e Basilicata 1510-1698, pubblicato a Bari nel 1988 nella collana "Bibliografie e Fonti archivistiche" della Societā di Storia Patria per la Puglia, vol. 11, a pag. 155
F1.
don Orazio Sanseverino barone di Cālvera,
Casaletto e Battaglia Barone di Casaletto e
Battaglia, in virtų dell'istrumento del notaio Mascolo, in data 25 luglio 1706
= donna Margherita Gallotti baronessa di Casaletto e Battaglia
"Battaglia e Casaletto: L'11 febbraio 1778 Antonio Gallotti,
per successione di Mario suo padre (+ 14 gnnaio 1768) il quale aveva ottenuto
l'intestazione di dette terre per refuta del suo genitore Carlo. La famiglia
Gallotti, come posseditrice di feudi per un periodo superiore ai 200 anni,
venne dall'abolito Tribunale Conservatore della Nobiltā del Regno di Napoli
ascritta al Registro dei Feudatari, nella persona del barone Mario, successore
di Antonio e nei figliuoli di detto Mario, Carlo, Giuseppe, Giovanni ed
Antonio"
cfr. F. Bonazzi di Sannicandro Le ultime
intestazioni feudali ... nel cedolario di principato Citra, Napoli, 1914,
pag 8 e nota 2
GALLOTTI: Ascritta al registro delle famiglie feudatarie da oltre duecento
anni (prova degli aspiranti Signori Federico e Luciano Gallotti, Vol. V pag.
147), cfr.: F. Bonazzi, Elenco delle
famiglie ...nobili.per l'ammissione nelle Reali Guardie del Corpo..., pag.
40
GALLOTTI: "Investita da gran tempo di feudi e titoli nobiliari" Idem, pag. 29
G1.
don Mario Sanseverino 4° duca di San
Donato 1748, 7°
barone di Policastrello, 3° barone di Roggiano, 8° barone di Cālvera
+ 13 settembre 1763;
Mario Sanseverino di Cālvera (che rivendicava anche le
baronie di Casaletto e Battaglia),
si intestō quarto duca di San Donato
in virtų del noto eccezionale privilegio concesso ai Sanseverino e loro
confermato anche da Carlo V nel 1520, secondo il quale in mancanza dell'erede
maschio i feudi non si dovevano mai disperdere per successione femminile,
dovendo essi passare al parente maschio pių vicino
Per questo egli si intitolō 4° duca di San Donato, 7° barone di
Policastrello e 3° barone di Roggiano, 8° barone di Cālvera per essere
sopravvissuto all'altro ramo della linea di Cālvera, estintosi con Anna
Sanseverino di Cālvera, III duchessa di San Donato, figlia di Francesco,
(vedi sopra), 2°
duca di San Donato, della quale dimostrō di essere parente maschio pių
prossimo.
(vedi: "Genealogia di Ercole Sanseverino, barone di Cālvera, e suoi discendenti",
Napoli 1902, e "Illustrazioni
dell'albero genealogico della famiglia Cianci di Leo Sanseverino", Napoli
1906)
Rivendicō inoltre le baronie di Casaletto e Battaglia,
in virtu' dell'istrumento del notaio Mascolo, in data 25 luglio 1706, dal
quale risulta che i genitori di lui,
Orazio Sanseverino e Margherita dei baroni Gallotti, cosi' come l'avo
Giovanfrancesco Sanseverino e la moglie Laura Grandonio, vantavano non
poche ragioni su questi feudi.
La sua discendenza aggiunse il cognome e i titoli di questo ramo dei Sanseverino in quanto Mario Sanseverino, con atto pubblico del 17 gennaio 1759, cedeva il diritto di trasmissione del cognome e dei titoli di baroni di Cālvera, baroni di Casaletto, baroni di Battaglia, duchi di San Donato (oggi San Donato di Ninea) e duchi di Policastrello, a tutti i discendenti dell'unica figlia femmina, Vittoria Sanseverino di Cālvera e San Donato, che sposō il barone Sante di Leo, da cui: Francesco di Leo Sanseverino (sposa Anna Colombo), da cui Chiara di Leo Sanseverino dei baroni di Cālvera, che sposō il nob. cavaliere Alfonso Pacelli di Balvano ed ottenne il legittimo possesso di tutti i beni e i titoli paterni, da cui nacque Marianna Pacelli di Leo Sanseverino di Cālvera, VIII duchessa di San Donato, andata sposa al barone di Rutino e Monteforte don Francesco Antonio del Mercato (vedi piu' avanti)
Il diritto a portare il cognome e i titoli Sanseverino sono
stati ulteriormente riconosciuti ai suoi discendenti con il Regio Decreto del
5 ottobre 1888
(nota: Anche la famiglia "Cianci di Leo Sanseverino" ottenne
dalla Consulta, il riconoscimento del cognome Sanseverino proprio in virtų
della discendenza da questo ramo dei Sanseverino. Cfr. Fascicolo Cianci di
Leo Sanseverino, arch, della ex Consulta Araldica del Regno dItalia, Roma)
Per le vicende legate alla successione del titolo vedi anche
lo studio:
Successione del
titolo di duca di San Donato e barone di Cālvera, dai Sanseverino ai Lupis
1°) = donna
Marianna o Maria Bitonti (improle?)
Il matrimonio tra Mario Sanseverino dei Baroni di Cālvera e Geronima dei Baroni Campanino č riportato a pag. 48 del testo " Cenni Storici su Cālvera" dello storico Beniamino Mazzilli (ed. Dedalo libri, Bari, 1980); l'autore presumibilmente ha attinto tale fonte da I Sanseverino Conti di Potenza e di Saponara, pubblicato nella Rivista trimestrale di studi sull'Italia Centromeridionale (ed. Studi Meridionali, Roma, 1975 - fascicolo III-IV).
Nelle "Memorie storiche della cittā di Campagna", Salerno, 1894, di Rivelli, alle pagg. 281-283, si cita "don Mario Sanseverino duca di San Donato e barone di Casaletto, figlio di Orazio Sanseverino barone della Cālvera". Stando alle notizie riportate dall'autore, Mario Sanseverino non avrebbe avuto prole dalla sua seconda moglie Gironima Campanino, ma una sola figlia nata dalla sua prima unione con Maria Bitonte. Pertanto secondo questo storico, Vittoria Sanseverino sarebbe figlia di Maria Bitonte, e non della Campanino, come afferma invece il sopracitato Mazzilli.
(ex 2°) H1. donna Vittoria Sanseverino 5° duchessa di San Donato
8° baronessa di Policastrello e 4° baronessa di Roggiano, 9° baronessa di
Cālvera. Unica figlia e ultima del suo ramo
Con atto del 17 gennaio 1759 il padre le cedeva il diritto di trasmissione
del cognome e dei titoli dei Sanseverino,
nominando erede il
nipote (suo figlio) Francesco di Leo, con
l'obbligo di portare il cognome e i titoli Sanseverino.
= barone Sante di Leo, da Nocara (CS) definito nei
documenti del processo esistente presso lArchivio della ex Consulta Araldica
in Roma, patrizio di Nocara.
(Fascicolo Cianci di Leo Sanseverino)
I1. don Francesco di Leo Sanseverino,
patrizio di Nocara, 6°
duca di San Donato, 9° barone di Policastrello, 5°
barone di Roggiano, 10° barone di Cālvera
Con atto
del 17 gennaio 1759 lavo Mario Sanseverino lo nomina erede con l'obbligo di portare il cognome
e i titoli Sanseverino.
J1. donna Chiara di Leo Sanseverino, 7a
duchessa di San Donato 10a baronessa di
Policastrello, 6° baronessa di Roggiano, 11a
baronessa di Cālvera. Ottiene il legittimo possesso di tutti i beni e i titoli
paterni
= don Alfonso cav. nob dei baroni Pacelli della nobile famiglia Pacelli di Balvano (PZ)
Palazzo Pacelli a Balvano (PZ)
Il palazzo Pacelli, sito in via Roma, costruito intorno al XVI secolo,
costituė per vari secoli il centro della cittadina lucana, perchč fra i
componenti della famiglia Pacelli numerosi furono i medici, notai,
ecclesiastici (vediescovi e abati). Il palazzo, dopo varie vicissitudini, tra
le quali il terremoto del 1561, venne restaurato nel 1700 da don Fabrizio
Pacelli, cosė come si legge in una iscrizione coeva apposta sotto lo stemma
della famiglia, sito sul portone di ingresso, contornato da un bugnato di
pietra locale. Il prospetto principale su via Roma ha subito alcune
trasformazioni.
Portale, finestre simmetricamente disposte, balconcino in asse al portale,
fanno della facciata una prospettiva d'insieme altrettanto significativa. La
tipologia si sviluppa attorno a un cortile interno che distribuisce i vari
ambienti. Al piano terra vi č la cappella di famiglia, l'altare č del XVIII
secolo in legno lavorato, sormontato da una nicchia contenente la statua in
legno della Madonna del Monte (secolo XVII). Il terremoto del 1980 ha
danneggiato l'edificio che perō non ha subito crolli delle strutture.
K1. donna Marianna Pacelli di Leo Sanseverino
8a duchessa di San Donato, 11a baronessa di
Policastrello,7a baronessa di Roggiano, 12a baronessa di
Cālvera; primogenita della nobile famiglia Pacelli di Balvano (PZ)
La nobildonna Marianna Pacelli di Leo Sanseverino,
erede del ramo dei baroni di Cālvera e duchi di San Donato della grande casa
principesca dei Sansverino, primi principi del Regno e principi di Salerno.
La sua discendenza aggiunse il cognome Sanseverino in quanto la Pacelli fu
l'unica discendente di Mario Sanseverino il quale, con atto pubblico del 17
gennaio 1759 cedeva il diritto di trasmissione del cognome a tutti i
discendenti dell'unica figlia femmina, Vittoria Sanseverino di Cālvera, che
sposō il barone Francesco di Leo Sanseverino, patrizio di Nocara (sp.
Anna Colombo), da cui Chiara di Leo Sanseverino dei baroni di Cālvera che
sposō il nob. Alfonso Pacelli, da cui nacque la suddetta Marianna Pacelli.
Il diritto a portare il cognome Sanseverino e stato ulteriormente riconosciuto
ai suoi discendenti con Regio Decreto del 5 ottobre 1888.
= UJD don Francesco Antonio del Mercato (vedi/see) (RAMO PRIMOGENITO) 12° barone della Foresta del Cilento , 4° barone di Rutino e Monteforte, 15° barone di Giungano, Signore dé Mattarellis etc. , * Laureana Cilento, Salerno, Italy, 12 settembre 1774; + Campagna, Salerno, tra il 1° e il 10 novembre 1859.
Commissario repubblicano per l'insurrezione del '99,
con compiti di coordinamento e direzione per tutto il Cilento, andō esule in
Francia per sfuggire alla condanna a 10 anni di carecere duro, da cui rientrō
dopo l'amnistia nel 1801. Partecipō a tutti i moti rivoluzionari del 1820, '28
e '48 e per questo venne incarcerato molte volte. Membro di diritto della
Gran Dieta della Lucania della Carboneria, promotore della setta La
Propaganda, fondatore della Giovane Italia a Salerno, governatore e
giudice del circondario di Vibonati (1807), giudice di Campagna (1814) e
amministratore della Real Tenuta di Persano. Sposō la nobildonna Marianna
Pacelli di Leo Sanseverino, erede del ramo dei baroni di Cālvera e duchi di
San Donato della grande casa principesca dei Sansverino, primi principi del
Regno e principi di Salerno. La sua discendenza aggiunse cognome e titoli dei
Sanseverino baroni di Cālvera e duchi di San Donato.
Nel 1820 compra il Castello di Laureana dal fratello Luigi che lo aveva a sua
volta acquistato dai duchi Sanfelice
L1. don Valerio del Mercato Pacelli di Leo
Sanseverino, 5° barone di Rutino e Monteforte, 9° duca di San Donato, 12°
barone di Policastrello, 8° barone di Roggiano, 13° barone di Cālvera,
13° barone della Foresta del Cilento 16° barone di Giungano etc.,
* Laureana Cilento, Salerno, Italy, 1823; + 1879;
Ingegnere, partecipa ai moti del '48, comandando una
colonna di insorti. Condannato dai Borboni, la pena č poi commutata in
ergastolo alla Favignana, ma sceglie l'esilio, prima in Toscana poi in
Piemonte, dove insegna all'Universitā, da cui ritorna il 13 agosto 1860.
Ingegnere, svolge la professione a Roma. Fondatore della Societā Produttrice
di Laterizi con 15 fornaci, da Agropoli alla Calabria
= donna Vittoria Verando ad Alessandria, una sua allieva
M1.
donna Maria Antonia "Antonietta" del Mercato Pacelli di Leo Sanseverino,
10a duchessa di San Donato, 13a baronessa di
Policastrello, 9a baronessa di Roggiano, 14a
baronessa di Cālvera, 14a baronessa della Foresta del Cilento 17a
baronessa di Giungano etc. * 1870; + 1912
Erede dei baroni Sanseverino di Cālvera e duchi di San Donato
La Cappella dell'
Annunziata a Laureana Cilento
"La
capella fu costruita sulla destra di un palazzo della famiglia del Mercato
appartenente al ramo che sul finire del secolo
scorso si estinse nella famiglia Lebano.
Anticamente, fino a pochi decenni or sono, dinnanzi al portale di stile
gotico, che ha nella lunetta un affresco, rappresentante l'Annunciazione, vi
era un avancorpo coperto, all'interno del quale vi erano dei sedili in pietra.
All'interno si conservano le lastre tombali sotto le quali venivano inumati
gli eredi dei fondatori, la pių antica č di Bartolomeo del Mercato ed č datata
1502 l'altra, di poco posteriore, č di Lelio del Mercato."
Cfr.: Pierfrancesco Del Mercato,
Laureana Cilento, Napoli, 1981
Archivio Del Mercato di Laureana:
"L'ingegnere Beniamino Del Mercato di Laureana Cilento ha depositato
nell'Archivio Provinciale di Stato di Salerno, tutto l'archivio di famiglia.
Tale archivio consiste in 500 volumi manoscritti di opere essenzialmente
giuridiche, 450 pergamene, 120 volumi di atti notarili di due diversi notai
(dal 1620 al 1740 circa) e di fascicoli cartacei numerosissimi riguardanti la
storia della la vita di questa nobile famiglia, titolare di numerosi feudi nel
Cilento, dal secolo XIV in poi.
Le opere manoscritte sono dei giuristi Giovannicola (1618-1685), Felice
(1559-1640) e Giuseppe Del Mercato ed altri.
Fra i manoscritti figura anche l'unica copia esistente degli statuti del
Cilento di cui verso il 1900 venne curata la pubblicazione dal Reale Istituto
di Incoraggiamento di Napoli."
da: "Relazione dell'Ufficio Centrale
degli Archivi di Stato", Allegato relativo all'adunanza numero 217
dell'anno 1940.
L'Archivio privato del Mercato: una fonte privilegiata per la
storia del Cilento.
Esposizioni di carte, pergamene e manoscritti conservati nell'Archivio privato
della famiglia del Mercato depositato presso l'Archivio di Stato di Salerno.
Promossa da: Archivio di Stato di Salerno,
Salerno, 8 aprile 20 maggio 2006
=
Laureana Cilento,
don Pasquale nob. Lebano
(vedi/see)
* Lustra Cilento, Salerno, Italy, 21 dicembre 1846. Battesimi L9 f. 42v
N1. Avv. Raffaele Lebano del Mercato Pacelli di
Leo Sanseverino, 11° duca di San Donato, 14° barone di Policastrello, 10°
barone di Roggiano, 15° barone di Cālvera, 15° signore della Foresta
del Cilento, 18° barone di Giungano, 7° barone di Rutino e Monteforte
* Laureana Cilento, Salerno, Italy, 2 giugno 1899; + Salerno, Italy, 1 gennaio
1970, Avvocato e giurista.
I Lebano risultano ascritti tra le famiglie nobili di Lustra Cilento fin dal
XVI secolo e si imparentarono con i principi di Tocco, i conti Antamoro, i
Monaco duchi di Sasso, i principi Capece Minutolo, i principi Granito
Pignatelli di Belmonte, i Pinto baroni di San Martino.
Il magnifico Andrea Lebano é qualificato nobile vivente nel catasto onciario
di Lustra del 1765. Giovanni Lebano fu scrittore e saggista a Napoli nel 1860.
Gaetano fu ufficale alla corte borbonica, Pietro Lebano, medico, patriota e
garibaldino, per sfuggire ai Borboni fuggi' in India dando origine al ramo
indiano della famiglia, Felice Lebano (n. 1841) musicista, arpista, fondō e
diresse la piu' grande orchesta di sole arpe mai esistita, dopo essersi
trasferito in sudamerica. Andrea fu ambasciatore dei Borbone e ministro in
Uruguay, Francesco (n. 1837), fu segretario della Real Casa di Borbone e sposō
Rosa dei principi Capece Minutolo.
= Salerno, Italy, 1925, Donna Emilia nob. Carucci Capone dei baroni di Acernise (vedi/see) * Salerno, Italy, giugno 1903 + Salerno. Figlia dello storico del meridione nob. Prof. Carlo Carucci, autore tra l'altro del Codice Diplomatico Salernitano, e sorella di Monsignor Arturo Carucci, storico, prelato d'onore di Sua Santitā.
I Carucci si intestarono baroni di Acernise, per avere il nob. Domenico
Carucci di Olevano sul Tusciano (ottavo avo di D. Emilia Carucci) ereditato
dalla moglie Caterina de Sio la quarta parte del feudo di Acernise, in
territorio di Eboli, il 7 febbraio 1628, alla quale era stato concesso dal
padre che l'aveva acquistato da Donato Corcione per atto del notaio del Grosso
di Olevano.
Donna Emilia Carucci Capone era nipote di Sua Eminenza Monsignor Raffaele dei
nobili Capone (1829-1908), direttore dei monasteri di Salerno, vescovo di Muro
Lucano e assistente al soglio pontificio, a cui venne dedicato un monumento
funebre nella cattedrale di Muro Lucano, e del nob. don Cristoforo Capone
(1820-1899), chirurgo della Real Marina borbonica, medico personale del Re
Ferdinando II e chirurgo di camera di Francesco II di Borbone.
Accompagnō nella fuga a Vienna la principessa Maria Immacolata di
Borbone, sorella di Francesco II, moglie dell'arciduca Carlo Salvatore
d'Asburgo-Lorena e segui' il sovrano nell'esilio, rimanendo a Parigi fino al
1882. Venne insignito della croce dell'Ordine Costantiniano da Ferdinando II,
della commenda dell'Ordine di Francesco Giuseppe e di quella dell'Ordine di
San Gregorio Magno da Papa Pio IX.
La nob. Donna Emilia Carucci Capone discende anche dalla famiglia di Torquato
Tasso per il matrimonio del nob. Donato Capone con la nob. D Dianora Tasso,
della famiglia del sommo poeta, avvenuto nel 1711.
O1. donna Marina
Lebano Carucci del Mercato Pacelli di Leo Sanseverino di Cālvera , 12a
duchessa di San Donato, 15a baronessa di Policastrello, 11a
baronessa di Roggiano, 16a baronessa di Cālvera etc. *
Salerno, Italy, 29 settembre 1930; + Pescara, Italy, 25 giugno 2003; sep.
Cimitero di Lambrate, Milano, Italy, giugno 2003
= 1° Duomo di Salerno, 2 settembre 1953: 34° marchese ing. don. Giovanni
(Giuseppe Maria) Lupis Macedonio Palermo dei principi di Santa Margherita, 11°
duca di Grottolelle, 12° barone di Poligori, 11° barone di Castania
e Cuzzoghieri, patrizio di Giovinazzo etc. * Roma, 19 marzo 1928.
= 2° Westminster, Londra. 23 luglio1973 dott. Carlo
Alceo Gigliolo dei marchesi Calcagno * Mendrisio, Lugano, Svizzera 1930, +
Pescara, Italia, 21 luglio 2003 senza figli
P1 (ex.
1°) 35° marchese don Marco II (Luca Lorenzo Rosario) Lupis Macedonio
Palermo di Santa Margherita (de Luna d'Aragona Sanseverino di Cālvera e San
Donato), * Roma, Italy, 10 agosto 1960
13° duca di San Donato, 12° duca di Grottolelle, 14°
marchese di Tortora, 35° marchese Lupis, 11° marchese di Ruggiano, 10°
marchese di Oliveto, 8° marchese di Capriglia, marchese di Villa, Conte
Palatino, 20° barone di Giungano, 17° barone di Cālvera, 16° barone di
Policastrello, 12° barone di Roggiano, 13° barone di Poligori, 12° barone di
Castania e Cuzzoghieri, barone di Bisaccia, barone della Corrija di Badolato,
barone di Amato, 16° signore dé Mattarellis, 17° signore della Foresta del
Cilento, 11° signore dell'isola di Nisida, signore feudale di Grotteria con
Siderno, Martone, San Giovanni e terre annesse, e di metādel feudo di Ragusia
(Gioiosa Jonica), nobile dei principi di Santa Margherita e Santo Stefano,
nobile dei marchesi di Calorendi, nobile dei baroni di Martini, Mili,
Capodarso, Bulgarano etc., nobile del Sacro Romano Impero, patrizio di
Giovinazzo, patrizio di Messina, patrizio di Antiochia, patrizio di Amantea.
Membro del Collegio Araldico dal 30 aprile 1990, Membro dell' Accademia Araldica Nobiliare Italiana, Socio Senatore (Categoria Nobiliare) dell'Istituto del Sacro Romano Impero dal 15 maggio 1989, Socio del Club Calabrese per la Caccia alla Volpe simulata "Tenuta di Pietra Nera".
Dott. in lettere moderne, Giornalista, corrispondente, stringer e inviato speciale dall'Estremo Oriente per i maggiori giornali italiani (Panorama, Corriere della Sera, L'Espresso, La Repubblica etc.) e per la RAI-Radiotelevisione Italiana (un articolo di Marco Lupis). Dal 2005 č Presidente Onorario dell'Istituto Internazionale per lo Studio dei Ceti Dirigenti del Mediterraneo,che ha sede nell'antico Palazzo che tuttora appartiene alla sua famiglia.
Riconosciuto unico erede ed autorizzato ad
aggiungere il cognome
- della famiglia Macedonio (per l'estinzione totale dei rami napoletani
dei duchi di Grottolelle e marchesi di Ruggiano etc, a seguito della morte
senza discendenza di don Francesco III Macedonio, 6° ed ultimo duca di
Grottolelle del ramo napoletano, nato a Napoli il 4 sett. 1783, con la
scomparsa del quale i titoli sono passati alla linea agnatizia dei baroni di
Poligori a Grotteria)
- della famiglia Palermo col
predicato di Santa Margherita (per l'estinzione del ramo di Grotteria e di
quello dei principi di Santa Margherita e Santo Stefano, baroni di Martini
etc.),
con sentenza del Consiglio di
Stato n. 515 del 3.06.1997 e
successivo decreto del Ministro di Grazia e Giustizia 11 febbraio 1998 in
favore del barone di Castania e Cuzzoghieri don Marco Lupis di Grotteria.
Q1. (ex. 1°)
36° marchese don Francesco (Maria Nicodemo) Lupis Macedonio Palermo di
Santa Margherita, barone di Castania e Cuzzoghieri
* Milano, Italy, 25 marzo 1990. .
Q2. (ex. 2°)
marchesa donna Caterina (Giulia Marina) Lupis Macedonio Palermo di
Santa Margherita, baronessa di Castania e Cuzzoghieri
* Hong Kong, Hong Kong SAR, 25 aprile 2001.
Q3. (ex 2°) marchese don Alessandro (Maria
Nicodemo) Lupis Macedonio Palermo di Santa Margherita, barone di Castania e
Cuzzoghieri * Catanzaro, Italy, 21 agosto 2004.
N2. donna Merope del Mercato dei baroni di Rutino
e Monteforte
O1. Onorevole professor Sabato detto Sabatino
Visco
=
donna Maria Augusta dei conti Bonmartini
P1. Francesca Visco Bonmartini
=
don Giacchino Granito Pignatelli principe di Belmonte
(vedi/see)
Q