PATRIZIATO DI SCALA (Napoli)

riconosciuto Patrizio di (m.)

 

 

 

 

1.      Alfano; famiglia patrizia di Scala, forse un ramo dell'omonima ed antichissima famiglia longobarda che era radicata fra Salerno e Nocera; le prime notizie nel territorio risalgono al 1145, quando troviamo alcuni suoi membri col titolo di dominus già in terza generazione, ed un Alfano che nel 1286 esercita le funzioni di notaio e di giudice in Scala. Ma anche in Tramonti vi sono notai e giudici: Angelo, notaio nel 1358, mentre Nicola nel 1328 e Tommaso nel 1362 furono giudici;

2.      Amato;

3.      Apicella;

4.      Bonelli; di questa famiglia, dal Camera posta tra le chiare ed antiche di Scala, conosciamo la blasonatura di tre stemmi. Il primo di essi è uno scudo d’azzurro, alla fascia d’oro accompagnata in capo da un gallo d’argento. II secondo scudo bandato-ondato d’argenlo e d’azzurro" che viene attribuito al ramo di Barletta (BA) da dove si diramò, agli inizi del XV sec., in Arienzo (CE). Il terzo infine uno scudo d’argento, alla banda di rosso accompagnata da due rose dello stesso. La famiglia aveva una Cappella nella Cattedrale di Amalfi nell’ala di S. Caterina e risulta iscritta nell’Elenco Ufficiale della Nobiltà Italiana.

5.      Bonifacio; di questa casata, detta anche Bonifato e annotata dal Camera tra le principali famiglie antiche e notabili di Scala, conosciamo tre blasonature di stemma, ma una sola di esse ci interessa, quella cioè della famiglia iscritta al patriziato di Scala, che e uno scudo d’azzurro, alla banda scaccata d’oro e di rosso accompagnata da due leoni rampanti d’argento".

6.      Bonito; famiglia antichissima, attestata fin dal XI sec. fra i patrizi di Scala, furono poi anche Patrizi del Seggio di Nido in Napoli. Anche per questa nobile famiglia di Scala viene scomodato il patriziato ed il Camera la vuole discendente da un Bonetus che nel 261 a.C. era investito del titolo di stirpator (capo della milizia) che venne a Scala al tempo della migrazione di nobili romani verso la Nuova Roma, Costantinopoli, ma anche qui l’origine probabilmente è da ricercarsi altrove. Come per gli Afflitto e altre, è una delle famiglie giunte nella Costiera amalfitana da Roma ed alcuni la collegano alla famiglia Bonet o Beneth feudataria al tempo degli Svevi e che annovera anche nella famiglia un santo, S.Bonito vescovo di Alvernia "nato nella metropoli del mondo, Roma, da progenie illustre e senatoria intorno agli anni di Christo600", ed un Bonito abate di Montecassino nel 580, il quale a causa dell’invasione dei Longobardi di Zottone, duca di Benevento, che distrusse l’abbazia, si ritirò con la comunità in Roma. Troviamo le prime notizie in Scala, e più precisamente a Pontone. Qui la famiglia fondò nel 963 la chiesa di San Matteo poi detta di S.Filippo Neri dove furono conservate due lapidi in cui vennero ricordati il Senatore Coluzio (963) ed il Nobile Orso (998). Sul cornicione di detta chiesa vi era dunque l’iscrizione DEVOTIONE COLUTII DE BONETO VIRI SENATORIS ANNO 963 e nel pavimento, presso l’altare maggiore, la tomba di Orso con l’epigrafe BOBILIS URSUS DE BONETO ORDINE PATRITIUS HIC REQUIESCIT ANNO 998. Le due iscrizioni attestano così l’appartenenza della famiglia all’ordine patrizio e senatorio fin dal X sec.. Un ramo della famiglia di radicò in Amalfi; fra i personaggi celebri di questa famiglia: Marcello, Cardinale e Cavaliere di Calatrava; Andrea (XIII sec.), con altri nobili ravellesi diede in mutuo mille oncie d'oro a re Carlo I d'Angiò, ricevendo in cambio la corona (1275) come pegno; Ludovico, Cardinale ed Arcivescovo di Rimini (1408); e vari Cavalieri gerosolomitani quali Alessandro (1571); Filippo (1648) e Domenico (1670), figlio di Giulio e Vittoria Del Giudice. La famiglia risulta iscritta nell’Elenco Ufficiale della Nobiltà Italiana. ARMA: I Bonito ebbero per stemma uno scudo d’azzurro, alla banda d’oro con sei mezzi gigli d’oro partenti dalla banda, tre di sopra e tre di sottocosì come viene descritto da numerosi autori; in marmo è attestato nella stessa versione in Amalfi nel Chiostro del Paradiso, proveniente probabilmente dalla cappella che la famiglia possedeva nella Cattedrale di Amalfi nella navata di S.Matteo; in generale si blasona “di azzurro alla banda d'oro, accompagnata da sei figli dello stesso, moventi dalla pezza, tre di sopra e tre di sotto”. Esistono però delle varianti, per quanto riguarda i gigli che sono stati notati nella tomba di Antonio Bonito (1600) nella chiesa di S. Maria SS. del Carmelo di Pontone di Scala, ove sono interi, come pure su di un Calice custodito nella Cappella di S. Lorenzo dei Sacco in Amalfi. Altra variante è sulla filigrana della carta fabbricata nella cartiera dei Bonito, dove lo stemma è visibile con quattro semigigli anziché sei.

7.      Campanile; ramo dell’omonima famiglia di Ravello (vedi/see), in Scala compaiono per la prima volta nel 1328 con il prete Filippo; In Scala, nella chiesa dell’Annunziata di Minuta, nel 1639 la famiglia ha eretto un altare in onore della Immacolata Concezione ed alla famiglia apparteneva anche la cappella dell’atrio della stessa chiesa, dedicata a S. Bartolomeo.

8.      Citarella; ramo dell'omonima famiglia patrizia di Maiori (vedi/see)

9.      Confalone; ramo dell'omonima famiglia patrizia di Ravello (vedi/see)

10.  Coppola; ramo dell'omonima famiglia patrizia di Ravello (vedi/see); Bernardina Coppola, figlia del nobile scalese Guido, sposò Giorgio Castriota Scanderbeg, nipote ed omonimo del famoso eroe albanese.

11.  Crisconio;

12.  Criscuolo;

13.  Crivelli

14.  D'Afflitto; ramo dell'omonima famiglia patrizia di Ravello (vedi/see)

15.  De Pando; famiglia patrizia di Scala, ove è documentata fin dal 1036, e per il Crollanza, che sconosceva lo stemma, si estinse nei Coppola verso la fine del XV sec., mentre un ramo, trasferitosi in Trani nel XIII sec., fu iscritto a quel patriziato diramandosi quindi in Brindisi ed in Nardò ove si estinse nel XV sec. ARMA: Lo stemma inciso sulla campana grande offerta da Antonio nel 1402 alla chiesa di S. Andrea de Pando di Scala, fondata dalla famiglia e tramandatoci dal d’Afflitto, è uno scudo con una sbarra caricata di tre gigli. Il Mansi ci ha lasciati anche i colori per cui la blasonatura corretta dello stemma è la seguente: d'oro, alla sbarra d'azzurro caricata di tre gigli del campo.

16.  Falcone;

17.  Ferrari;

18.  Ferrigno;

19.  Frisari; famiglia patrizia di Scala, che aveva il patronato sulla chiesa di S. Sisto un grande edificio a tre navi, consacrato nel 1207 da Lorenzo vescovo di Minori, Matteo arcivescovo di Amalfi e Costantino vescovo di Scala, alla presenza del Card. Pietro Capuano ed una cappella nella Cattedrale posta sotto il titolo di S. Giovanni. Un ramo si trasferì in Bisceglie con Fiorillo, ai tempi del re Ladislao. La famiglia è iscritta nell’elenco Ufficiale della Nobiltà Italiana. ARMA: Di questa famiglia conosciamo tre versioni dello stemma e tutte e tre hanno pezze e figure comuni: la rosa e la banda, per indicare, probabilmente, rami diversi della stessa famiglia. La prima è d'argento, alla banda dello stesso bordata di nero caricata di tre rose di rosso e accompagnata da due rose dello stesso. Questa versione è riportata da alcuni autori di .araldica quali il Crollanza ed il Bonazzi nonchè il Padiglione. La seconda è invece uno scudo con la banda superiormente spinata, accompagnata in campo da una stella ed in punta da una rosa. Ouesta è tratta d'allo stemma inciso sulla pila dell'acqua santa nella Chiesa di S. Pietro in Campoleone di Scala, chiesa che appartenne alla nobile famiglia dei Trara. La terza versione è uno scudo con tre bande e tre rose poste in fascia nel capo e con la bordatura spinata e ci è stata lasciata dal Mansi. Sia per la seconda, ovviamente perché in marmo, che per la terza versione non abbiamo i colori. Nel Mansi è riportato anche il signum del notaio e giudice Nicola Frisari di Scala attivo dal 1328 al 1331. E’ uno scudo troncato, diviso cioè orizzontalmente, con quattro elementi inidentificabili posti tre in fascia nel capo ed uno in punta tra le gambe di un elemento che potrebbe rassomigliare ad un compasso aperto.

20.  Imperatore

21.  Mansi

22.  Manzella; ARMA: Di questa famiglia, dal Camera detta anche Mansella conosciamo due versioni dello stemma. Una è costituita da uno scudo bandato d'argento e d'azzurro e I'altra da uno scudo d'argento contenente tre bande d'azzurro ed un lambello di tre pendenti di rosso posto nel capo. Esse apparentemente uguali, in vero sono diverse giacchè la prima è costituita da un’alternanza di bande uguali (sei in tutto) d'argento e d'azzurro mentre per la seconda su uno scudo tutto d'argento sono inserite tre bande azzure.

23.  Marciano

24.  Mustacciuolo

25.  Mezzacapo

26.  Oliva;

27.  Ristaldo/a; Famiglia discendente dal cavaliere francese Giovanni consigliere di re Carlo I d'Angiò (1226 - 1285) e stabilitasi in Scala ove nacquero i due illustri cavalieri Stefano e Angelo. ARMA: I Ristaldo usarono per stemma uno scudo d'azzurro, allo scaglione d'argento accompagnato da due stelle nel capo e da un giglio nella punta; il tutto d'oro con la bordura d'argento. La bordura starebbe ad indicare che lo stemma è quello di un terzogenito come è stato rilevato con quello dei Frisari.

28.  Romano; ramo dell’omonima famiglia di Tramonti (vedi/see). In Scala la famiglia è documentata nel 1326 con il vice ammiraglio Ademario il quale portò anche un ramo della famiglia in Calabria, precisamente a Scalea, Tropea ed a Rossano ed ancora con Mazzeo nel 1494. ARMA: Il ramo di Calabria ha usato uno stemma diverso dai precedenti, mantenendo in esso solo il leone.

29.  Sannella; Famiglia nobile di Scala, discendente dallo stipite di uno Stefano vivente in Scala nel 1190 ove viveva anche, nel 1197, un Pietro, sacerdote. ARMA: Il Mansi ci ha tramandato il suo stemma che è uno scudo d'oro, alla sbarra di rosso, caricata di tre zanne d'argento. Le tre zanne poste nella sbarra richiamano chiaramente il cognome della famiglia, per cui anche questo, come quelli dei Confalone e dei Coppola può essere definito uno stemma parlante.

30.  Sasso; antichissima e prestigiosa famiglia patrizia, attestata fina dal XII sec; secondo le indicazioni del Camera erano forse ramo della famiglia già patrizia di Ravenna e della stessa casata di S. Romualdo, il fondatore dell’Ordine dei Camaldolesi nell’XI sec.; un ramo, detto del Cardinale, si trasferì a Ravello e ivi fu ascritto al Sedile patrizio locale (vedi/see); un altro ramo della famiglia si radicò a Nocera, dove entrò nel prestigioso patriziato locale; fra i personaggi celebri di questa famiglia: fra Gerardo (+1120) 1° Gran Maestro e fondatore dell'Ordine di S. Giovanni di Gerusalemme, di Rodi e poi definitivamente detto di Malta, insieme ad altri nobili ravellesi e amalfitani; ARMA: Lo stemma di famiglia è rilevabile nella chiesa di S. Pietro di Scala essendo inciso sullo scudo della statua marmorea di S. Michele Arcangelo, donata alla chiesa dal nobile scalese Paolo de Saxo. I sasso abitavano in un palazzo poco distante da detta chiesa. I colori invece ci sono stati tramandati dal Mansi e dal Camera per cui esso può essere letto così: inquartato: nel 1° e 4° d'argento alla croce di Malta (in origine forse una croce potenziata o di Gerusalemme) di rosso; nel 2° e 3° d'argento ad un monte di cinque cime di verde che il Mansi accosta ad un altro stemma della famiglia scolpito sulla lapide sepolcrale di Fabrizio Sasso (+1603), uno scudo d'argento, ad un monte di cinque cime di verde nascente dalla punta ed accompagnato in capo da due croci di Malta di rosso poste in fascia. Uno stemma così concepito è in una foto edita in Del Treppo mentre l’originale,in marmo, trovasi in Ravello, al n. 5 di via S. Giovani del Toro, ex palazzo Sasso. Altro esemplare è situato nella navata destra della Cattedrale di Scala, altare dell’addolorata. Uno stemma invece con un monte di quindici cime anziché di cinque, accompagnato in capo da due croci di Malta poste in fascia, è inciso sulla lapide di Romula Sasso (1756) nel convento dei Frati Minori Conv. Di Ravello. Il Mansi ci tramanda ancora un’altra blasonatura di stemma dei Sasso: è uno scudo d’azzurro, ad un monte di cinque cime di verde dal quale nascono due ramoscelli fogliati e fioriti d’argento, che egli reputa antichissima; forse si tratta della versione primitiva dello stemma di famiglia, usato fino a quando cioè le croci non hanno sostituito i ramoscelli fiorati. In un anonimo ms. del XVII sec. Riportato dal Camera, si legge che nel palazzo Sasso in Scala "nel luogo detto i Sassi seu S. Andrea de Pando" si potevano vedere "tra gli archetti intrecciati tra due cornicioni croci, gigli e monti, emblemi dell’impresa di famiglia Sasso con cingoli militari", ma è da notare che in nessuna opera di araldica sono stati notati dei gigli.

31.  Sebastana (Sebastiano); Famiglia documentata nel territorio amalfitano fin dal 1167 col titolo di dominus in seconda generazione. Vitolo e Lorenzo furono notai in Scala l’uno nel 1435 e l’altro nel 1449. Il Camera la include fra quelle chiare e antiche di Scala anche se in precedenza l’ha inclusa fra quelle forestiere ed iscritte al patriziato di Scala nel corso del XVI sec. ARMA: La famiglia ha usato uno scudo d’argento, alla fascia di rosso col capo caricato da una croce accostata da due gigli di rosso, ed in punta a tre pali pure di rosso. Lo stemma muto, ma con scritta intorno che lo identifica è depositato nel Chiostro Paradiso di Amalfi, nell’ambulacro di destra.

32.  Spina; Secondo il Crollanza la famiglia è originaria di Amalfi, da dove si trasferì in Scala e qui, secondo il Del Treppo, entrò nella nobiltà tra la fine del XIII ed i primi del XIV sec.. Altri rami si diramarono in Napoli, Cosenza, Catanzaro Mammola e Messina. Uno stemma della famiglia (di cui fa cenno il Camera), ora illeggibile, è scolpito sulla lapide tombale di Filippo Spina (+ 1346) in abiti da guerriero, e oggi murata alla parete nella chiesa di S. Giovanni Battista di Pontone di Scala. Per il d’Afflitto la chiesa è quella di S. Filippo Neri, già detta di S. Matteo ap., sempre in Pontone. ARMA: Secondo vari autori esso è così blasonato: d’oro a tre fasce d’azzurro con la banda d’argento caricata di tre rose di rosso attraversante il tutto. L’Ughelli, invece, nello stemma di Scipione, vescovo di Lecce (1591 +1639), pone le fasce di rosso mentre il Mansi indica un campo d’argento con la banda rossa.

33.  Staibano; Nobile famiglia documentata nel territorio amalfitano fin dal 1226, ed aggregata al patriziato di Scala nel 1589. Il Crollanza la segnala come originaria di Scala, ma con il cognome tratto dalla signoria che possedeva di Staibano, posta tra Lettere e Gragnano, attribuendole anche, oltre a Staibano, i feudi di Cesarano, Lauro, Nardò, Novella e Paterno. La famiglia però deve intendersi originaria di Maiori. Rami si trovano anche in Maiori con Nicola che fu notaio nel 1374 ed in Amalfi con Pellegrino e Matteo che esercitarono la funzione di giudice rispettivamente nel 1390 e nel 1483. ARMA: Dello stemma si conoscono due blasonature, entrambe riportate dal Crollanza. La prima è uno scudo d’azzurro, alla fascia d’argento caricata di tre rose di rosso, accompagnata da quattro stelle d’argento tre in capo ed una in punta e l’altra uno scudo d’argento, alla fascia d’azzurro caricata di tre stelle d’oro, accompagnata da tre rose di rosso, due nel capo ed una in punta. I due stemmi, contenenti gli stessi elementi, staranno certamente ad indicare due rami della stessa famiglia. Non sappiamo però se entrambi residenti in Scala o in altro luogo.

34.  Trara; Questa nobile famiglia di Scala usò come stemma uno scudo partito d’oro e di nero a due draghi addossati, colle teste rivolte ed affrontate, dell’uno all’altro. Nel 1328 Angelo era rettore della chiesa di S. Marciano in Pontone di Scala. Nel XIII sec. Un ramo si stabilì in Sicilia ed ebbe la baronia di Comitrici (Comitrini). ARMA: Lo stemma come sopra descritto è scolpito in una lastra marmorea nel pavimento della chiesa parrocchiale di S. Maria Assunta di Amalfi. Altre lapidi, con stemma, erano in S. Chiara in Napoli e S. Pietro in Campoleone di Scala nella lapide tombale del XIV sec. Comune a due abati e dodici religiosi di casa Trara che hanno avuto morte e sepoltura comune.

 

o       altre

 

 Fonti: - Ammirato (1580 e 1651,) Mazzella 1601 De Lellis 1671 Ricca 1859 Litta, Famiglie celebri Bonazzi di Sannicandro 1902 e 1913 de' Divitiis, Dizionario dei Predicati, 193 ed ediz. agg., 1965 Spreti 1936 Pellicano Castagna 1978 e 1983 Elenco Ufficiale Nobiliare Italiano Archivio di Stato di Napoli Libro d’Oro della Nobiltà Italiana

 

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